| Come se | ||
| "Ballando tra le nuvole" | ||
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del Teatro delle Lune |
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Elena Camesasca
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Un'esperienza che, a piccoli passi, si svolge da
molti anni presso la stanza del Centro Sociale Garibaldi del Comune di
Milano, è quella condotta da Giuseppe Badolato -regista e attore- con quella
che sta diventando una vera e piuttosto stabile compagnia teatrale, composta
da persone diverse, tra le quali molte hanno debolezze più evidenti rispetto
ad altre, a caratterizzare la loro essenza. |
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Alcune sono persone dalla presenza scenica insolita, hanno un'espressività
trasformata dalla loro condizione psicofisica particolare. Sono, come si suol dire, persone disabili. La qual cosa, a cercare meglio dentro al significato delle parole che siamo
abituati a sentire e a ripetere, vuol dire soltanto che non sono abili
ad abitare questo mondo: così come è fatto, così come è concepito,
come è costruito. Ma possono essere invece capaci di abitare altri
possibili mondi, ad esempio quello che prende ad esserci con la magia
del teatro. |
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Il regista, insieme allo zoccolo duro, che lo segue
dall'inizio degli anni novanta, ha realizzato già quattro spettacoli (Quadri
notturni di un visionario, del '92, portato al Festival del Teatro
"Patologico" di Roma; Dimenticati dal cielo, del '95, che è stato
presentato al Festival Nazionale al Teatro Franco Parenti di Milano; La
vittoria di Giorgio, del '97, Echi oltre il mare del '98) che
hanno girato tutta la Lombardia e, con la formazione attuale della
compagnia, battezzata Teatro delle Lune, ha realizzato un nuovo
lavoro intitolato Ballando tra le nuvole, andato in scena il
21 marzo 2004 al Teatro di via Vittorio Veneto a Seveso e che replicherà, a
breve, il 5 maggio a Segrate e l'11 giugno a Milano presso il teatro del
PIME. |
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Che si tratti di atmosfere galleggianti sulle percezioni
stravolte dalla fatica di un corpo diverso, come ne La
vittoria di Giorgio, o dell'intera gamma emotiva che si può riuscire ad
immaginare in una cornice di devastazione conseguente ad una guerra come in Echi oltre il mare,
l'aspetto essenziale di tutti gli spettacoli resta quello del metodo che a
quei risultati ha condotto e che, lungi dall'essere soltanto strumento
e forma al servizio di un contenuto, è il punto di partenza ma costantemente
anche quello di approdo. E il contenuto più essenziale è proprio il
contenuto della forma. |
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Così può essere l'andatura sbilanciata di un corpo con
gambe uniche al mondo per asimmetria di tonicità muscolare a diventare il
pretesto per una scena che nessuno avrebbe mai potuto inventare a priori. E
la voce che scaturisce naturalmente da quella postura e dal suo divenire
dinamica (ma per farlo richiede la dedizione dell'autentica ricerca) dona il
sigillo dell'opera compiuta. |
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Il che si può comprendere in Ballando tra le nuvole quando Claudio, nell'attonita lentezza del suo corpo, concentrando in uno sguardo quasi cieco di occhi a fessura dietro agli spessi occhiali la presenza impalpabile di un'anima che non condivide gli affanni umani, va ben oltre al suo ruolo e diventa esattamente nientemeno che se stesso: distaccato e superiore come il suo personaggio. Ugualmente enorme, infinito, proprio come quello, solo, sembrerebbe potersi concedere di essere dal suo paradiso. |
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Ballando tra le nuvole, ultimo capitolo di questa storia, è una specie di
ribaltamento della prospettiva tra il mondo di qua e quello di là, la
condizione dei vivi e quella degli angeli: forse per mostrare, ancora una
volta, quanto siano deboli le nostre certezze, se si riesce a guardarle con
occhi solo un poco più liberi da un superstizioso e arrogante dar per
scontato. |
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E ciò è grazie alla profondità espressiva di Alessandro:
quando, dicendo la difficile battuta in principio dello spettacolo,
conquista una grazia che lo coinvolge in movimenti eterei come in una danza
che il suo corpo riesce a danzare pur essendo seduto; a quella di Simona,
che dissolve le parole pronunciate con la sua voce fatta di tensioni
muscolari e di contorsioni di un corpo tutto intero. Quella di Matteo,
quando calandosi nella parte di un'anima che si prende gioco dell'affannarsi
inutile degli uomini sulla terra guardata dalla sua nuvola, quasi si strappa
le labbra tanto esaspera le smorfie che inizialmente gli si sono disegnate
sul volto come pura conseguenza delle sue parole simili ad una risata. |
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Il corpo che si esprime attraverso la sua debolezza è una fonte inesauribile
di colpi di scena. Assolutamente libero dal prevedibile stereotipo. La voce
che non ha parole, senza logos, è un linguaggio parallelo che non si deve
lasciare inascoltato. Queste vie alternative che provengono come dei
suggerimenti da coloro che le posseggono come unico appiglio, possono
diventare materiale condiviso e occasione di crescita comune. |
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E Matteo mentre parla riesce a fermare il tempo dando vita ad un ritmo nuovo
con il suo sforzarsi incalzante per riprendere la parola inconclusa: è una
specie di Lup, di campionamento, dal quale molti DJ d'avanguardia
potrebbero trarre vivificante ispirazione. |
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maggio 2004 |