| Come se | ||
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Teatro delle lune |
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Sul lavoro del gruppo |
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Elena Camesasca |
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La sala del centro sociale Garibaldi è avvolta nell'aura
di una totale confusione. In mezzo, per terra, ci sono corpi mischiati l'uno
all'altro.
E da quel mucchio vivente si alza un parlare concitato. |
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Le persone presenti sono immerse nella
sacralità della performance in atto:
l'incontro di oggi, come ogni altra volta, anzichè solo prova di uno
spettacolo teatrale, è un approdo e un'opera d'arte compiuta in se
stessa. |
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L'arte è l'ambito privilegiato dove
constatare quanto sia mobile la verità. O meglio: solo nell'arte (come ha
insegnato Nietzsche) avviene il miracolo di una verità alla quale vale la
pena di credere e attraverso la quale possiamo imparare a credere anche al
mondo. Differenti inclinazioni di luce, prospettive: solo questo
sappiamo del mondo. |
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Voler lavorare sulla debolezza del corpo, portando in
primo piano questa sua peculiarità al pari di tutte le altre, implica
un'idea di teatro e di arte in piena sintonia con quell'attitudine tragica
qui richiamata. E, se il teatro è dialogo tra le differenze, una simile
scelta, pur essendo rivoluzionaria e coraggiosa, coincide proprio con
l'esito più inevitabile, il compimento stesso della forma espressiva in
questione. |
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Cioè la necessità di non infossarsi mai nella decisione presa in anticipo e
una volta per tutte, ma di essere costantemente attenti ad ascoltare le
pulsazioni vive che ogni momento del lavoro offre come un dono impossibile
da immaginare e contrattare a priori. |
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Per questo, nel gruppo condotto da Badolato,
l'improvvisazione ha un ruolo determinante, che la fa coincidere con il
metodo della ricerca e della sperimentazione, con le quali si attende alla
scoperta di vie espressive alternative, urgenti per sopravvivere e creare:
come quelle, grazie alle quali, si può procedere nello
spettacolo anche se alla marionetta si è spezzato un filo. |
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Pur se invertito, nell'ultimo spettacolo il rapporto
tra voce e corpo rimane la cifra del metodo di lavoro e del suo risultato
espressivo. Infatti, anche se il copione lo hanno imparato a memoria tutti
quanti, a guardare nel profondo ogni frammento del percorso, si capisce che
quelle parole dette sono inscindibilmente ancorate nei corpi e nelle mille
sfumature di quei corpi trovano il valore e il senso più genuini. |
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Implica quell'angoscia vera che gli occhi di chi una memoria astratta quasi non ce l'ha, non sanno tradire. Richiede prove interminabili ed estenuanti che portano a ripetere fino a svuotarle frasi ostili e incomprensibili. E, ad un certo inatteso punto, conducono al miracolo della metamorfosi: ed è allora che veramente si può credere a quelle che sembravano soltanto teorie ambiziose. Il testo si fa concreto: entra, a furia di fatica, di paura e di dolore dentro nella carne di chi nemmeno lo sa e inizia a muoverlo, ad accompagnarlo verso la magia di una creatura nuova, che è un intreccio di altri corpi, di spazio, di suoni e di spasmi, di equilibri e vacillamenti: sempre in bilico, sempre in procinto di mutare. Fino alla fine, anche dopo la fine. |
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Per questo durante le prove, di fronte agli inevitabili
incespicamenti nelle difficili pieghe del testo, il conduttore invita quasi
ossessivamente a prestare attenzione alla disposizione del gruppo nello
spazio, a come il contatto tra i corpi dei diversi attori era avvenuto
mentre veniva alla luce la parola... a ricercarlo di nuovo, o a ricercarne
la conseguenza inedita, il frutto dell'ultimo incontro tra lo sforzo verbale
e il suo reincarnarsi, il passo espressivamente ancor più intenso. Senza
preoccuparsi se la parola detta cambia ancora, perché questo non è un
errore, ma il necessario movimento di un processo di maturazione, di un
percorso vivo, che ogni volta si apre alla magia di un'ulteriore sorpresa e
che, nell'evento dello spettacolo con spettatore, avrà certamente raggiunto
una maggior sicurezza, una consapevolezza di sé mai prima conquistata. Che
sarà comunque, e necessariamente, qualcosa di imprevedibile e di mai visto. |
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Cogliendo gli spunti, viaggiando in superficie. Per questo così spesso l'improvvisazione è il pane quotidiano. Non il partire da un sé che ragiona, astratto dal contesto, ma dalle occasioni emergenti nel gruppo durante il percorso, dal magma in continua metamorfosi che riserva costantemente sorprese di forma. |
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Come quando il conduttore invita tutti i partecipanti a
pronunciare parole apparentemente insensate ma evidentemente fuse alla
radice con quel muoversi sincopato di un corpo che altro non può e a farsi
coro dunque, sfondo a quella voce in carne ed ossa, solista e temeraria. |
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Infatti, anche se il lavoro di Badolato non è affatto da
intendere in senso terapeutico (e anzi è proprio dentro al cuore della sua
natura l'esigenza di riconoscersi come pratica artistica pari a qualsiasi
altra e senza bisogno di giustificazioni o pretesti paralleli) è innegabile
il suo risultato su chiunque vi prenda parte, che si può sperimentare in
prima persona e si constata nel mutare dei rapporti umani tra i componenti
del gruppo, a prescindere dal tipo di sfumature che li rendono diseguali. |
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E questo significa che ognuno deve sentire nel profondo
di sé il cambiamento di prospettiva: deve iniziare a percepire ogni "errore"
della realtà, ogni difetto dell'accadere del proprio rapporto con gli altri
e del loro manifestarsi, del loro esprimersi, come divertimento e
possibilità d'invenzione. E a stupirsi di come l'insofferenza lasci sempre
più spazio alla potenza del redimere e resuscitare. |
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Certamente è arduo, ed è necessario lavorare duramente
per vedere qualche minimo successo. Ma non è impossibile sentire la verità e
la naturalità anche di questo percorso inverso. Già dopo un incontro
dedicato ad ascoltare quegli esseri goffi e poco elastici divenire
logorroici e proprio grazie a quel parlare raggiungere via via una migliore
mobilità, si comincia a credere che anche un testo difficile possa dare
inizio al gioco magico tra l'intenzione originaria e l'accadere
dell'evento-spettacolo, facendo sfumare la memoria della prima decisione di
regia. |
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Come sempre, infatti, ciò che potrebbe sembrare un incidente è in realtà l'essenza stessa del lavoro: quando il conduttore propone una consegna e questa viene decisamente stravolta. Che si tratti di gesti da compiere o di parole da pronunciare, l'espressività raggiunta tramite l'errore e l'errare imposto dalla differenza è semplicemente un'amplificazione, un divenire più visibile di quella variazione che qualunque soggetto imporrebbe in nome della propria sfumatura esistenziale. |
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Bisogna abituarsi a leggere la non risposta alla consegna come uno spiazzante gesto di originalità, forse di ribellione... certamente di potenzialità espressiva irraggiungibile da una ragione troppo impigliata nel suo credersi migliore perché conosce l'adeguatezza... |
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Proprio per tutto ciò che si è detto, ogni incontro, oltre ad essere un passo verso il risultato finale, è anche (e forse prima di tutto) risultato in sé stesso, da saper ascoltare e godere pienamente in quanto evento. Durante il quale gli stimoli offerti da chi conduce il gruppo si trasformano fino a portare altrove, in quel continuo e magico accadere della sorpresa che ribadisce la natura di festa del teatro tutto, così evidente in questa esperienza che, pur apparentemente eccentrica, può rappresentarne uno specchio particolarmente significativo o, addirittura, esserne la quintessenza. |
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| (Foto di Tiziana Beretta) | |||
| maggio 2004 | |||