Come se... annotazioni della Redazione
 

Come se... è una espressione cara al teatro (e alla drammaterapia).
Queste due piccole parole dischiudono le porte dell'immaginazione, dell'impossibile che, immaginato, si lascia conoscere o, almeno, intravedere.
Indicano l'inizio di sentieri e percorsi personali, magari poco esplorati.
Evocano e rievocano.
Il misterioso e il vagheggiato, le speranze ed il concreto, i fantasmi, i timori, il Daimon che ci sospinge.
L'anima e la persona (maschera). Connota l'anticipare, il prefigurarsi cose, l'indispensabile tappa che precede il
Come è... (per noi).
Tutto questo fa parte della nostra personale e particolare esperienza terrena e spirituale, concreta ed ideale al contempo, il nostro personale viaggio nel tempo, dentro e fuori di noi.

Come se...
Spesso chiudiamo gli occhi ed è
come se stessimo viaggiando, come se avessimo viaggiato, immaginando posti, visto situazioni e persone di cui abbiamo solo letto o sentito parlare.
Il 
come se ci accompagna sempre.
Capita di vivere
come se dovessimo durare in eterno. Stiamo insieme  come se ci conoscessimo davvero. A volte ci sorprendiamo di noi stessi, come se si fosse rivelata una persona diversa da quella che credevamo di essere. Altre volte sono gli altri a sorprenderci.
Cerchiamo di affrontare la vita tenendo testa agli eventi, come se fossimo in grado di farlo. Spesso invece è
come se fossimo travolti.
Facciamo promesse,
 
come se fossimo sicuri di mantenerle.
Ci ripromettiamo di non sbagliare più, 
come se fosse possibile.
Come se...
fossimo sempre un passo avanti a noi stessi (o indietro), protesi verso qualcosa che sempre ci sfugge, un ideale, una meta, un obiettivo.
E, dietro, a spingerci, il desiderio, che colma lo scarto fra noi e quel che vorremmo fosse, che vorremmo essere,
come se fosse già.

L'immagine "Manosanta" è di Conca-Sardiello, 2003 per RCS

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