
Come se...
è una espressione cara al teatro (e alla
drammaterapia).
Queste due piccole parole dischiudono le porte dell'immaginazione,
dell'impossibile che, immaginato, si lascia conoscere o, almeno,
intravedere.
Indicano l'inizio di sentieri e percorsi personali, magari poco
esplorati.
Evocano e rievocano.
Il misterioso e il vagheggiato, le speranze ed il concreto, i
fantasmi, i timori, il Daimon che ci sospinge.
L'anima e la persona (maschera). Connota l'anticipare, il prefigurarsi cose,
l'indispensabile tappa che precede il Come è...
(per noi).
Tutto questo fa parte della nostra personale e
particolare esperienza terrena e spirituale, concreta ed ideale al
contempo, il nostro personale viaggio nel tempo, dentro e fuori di
noi.
Come se...
Spesso chiudiamo gli occhi ed è
come se
stessimo viaggiando,
come
se
avessimo viaggiato, immaginando posti, visto situazioni e
persone di cui abbiamo solo letto o sentito parlare.
Il come se
ci accompagna sempre.
Capita di vivere come se
dovessimo durare
in eterno. Stiamo insieme
come se
ci
conoscessimo davvero. A volte ci sorprendiamo di noi stessi,
come se si fosse rivelata una persona
diversa da quella che credevamo di essere. Altre volte sono gli altri
a sorprenderci.
Cerchiamo di affrontare la vita tenendo testa agli eventi,
come se fossimo in grado di farlo. Spesso
invece è come se
fossimo travolti.
Facciamo promesse,
come se fossimo sicuri
di mantenerle.
Ci ripromettiamo di non sbagliare più,
come se
fosse possibile.
Come se...
fossimo sempre un passo avanti a noi stessi (o
indietro), protesi verso qualcosa che sempre ci sfugge, un ideale, una
meta, un obiettivo.
E, dietro, a spingerci, il desiderio, che colma lo scarto fra noi e
quel che vorremmo fosse, che vorremmo essere,
come se fosse già. |