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Una giornata calda
si preannuncia alla mia mente appiccicosa. Mi alzo a stento e lego i
capelli che una timidezza mista a vanità vogliono già lunghi. Sento
dentro di me il presagio di una giornata cupa e avara di emozioni.
Infatti le mie parole sono misurate e sottili. Perfino i gatti
annunciano la loro fame senza insistenza e attendono, pazienti: oggi
non è il caso di insistere.
Sorseggio a occhi chiusi la colazione, sperando che il ghiaccio,
dentro, possa iniziare a gocciolare, rilassandomi. |
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Mia figlia si sveglia: mi ricorda la lezione di tennis.
L’irritazione sale. La parola tennis mi crea disagio. Lascia
affiorare dentro di me, in tutta la sua pienezza, la superficialità,
l’ipocrisia, la banalità del benessere che mi circonda.
I campi non sono lontani da casa: una piccola coscienza ecologica mi
invita a usare la bicicletta.
Mia figlia mi pedala intorno, felice. Io ho la testa circondata da
domande. E’ come se il rumore cupo delle bombe sul Libano arrivasse
alle mie orecchie. Quanti ne sono morti questa notte? Quanti
potranno uscire questa mattina dalle loro abitazioni semi distrutte?
Perché invece mia figlia può andarsene in bicicletta spensierata,
pregustandosi una lezione di tennis?
Arriviamo. Consegno mia figlia alla maestra, sempre con poche
parole. Saluto le mamme dei compagni. Una se ne va a spasso con il
cane. L’altra prende il cellulare e digita. (ancora non capisco come
faccia a non schiacciare due tasti alla volta, con quelle unghie che
sembrano spatole). Finalmente riesco a pormi una domanda
occidentale! Ma finisce subito, questo incanto.
Ripiombo nel mio stato di cupo silenzio e sconcerto ascoltando la
conversazione telefonica: ti trovi bene? certo, all’inizio danno un
po’ fastidio, sono grosse, ma poi ti abitui. Hai fatto la “french”
anche ai piedi? |
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Inorridita guardo la telefonista che mi sta di fronte:
Dentro di me si materializzano immagini di terrore e bisogno di
aiuto. Mani senza unghie si tendono verso di me. Barcollo sulla
panchina come se una piccola bomba mi forse scoppiata accanto. La
donna chiude il cellulare, facendo crollare il mio equilibrio già
molto precario.
Arriva la cameriera. La guardo e non la vedo. Bere qualcosa? Mah non
saprei... forse un bicchiere d’acqua del rubinetto. Oppure, se ce
l’avete, qualcosa che mi faccia sparire.
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