|
di Simona Conca
|
|
|
|
|
|
|
Istituto Tecnico per
geometri, 1984,
interrogazione di chimica. Riflettere, perché
la risposta è una parola spesa, che si deve onorare. |
|
Pensavo non ci fosse nulla che mi
facesse sentire fuori moda come il confronto con mia figlia, che
quando dico "figo" mi dice che si pronuncia con la "c" (che nel loro
alfabeto non è più la nostra "ci", si dice proprio "c" dura, come la
"k") e si scrive "fiko", ubi maior… E invece sono riuscita a sentirmi anche peggio. |
|
|
Estate 2003. Test
psicoattitudinale per concorso.
Aula bunker della Bicocca,
scatolone di cemento a vista anche da dentro, ore di attesa, sprezzo
del mio tempo, asservito a quello dell'Università, pizzo aggiuntivo
a quello delle tasse.
|
|
|
Questa faccenda mi risulta quasi incomprensibile, sarà perché ho speso tante notti e tanti giorni, a discutere animatamente delle cose che mi accadevano, con l’obiettivo prioritario della discussione. |
|
|
Fossato, estate
1983. Il bar che chiude, la solita
discussione per restituire le bottiglie di birra "che se no le
buttate tutte nel fossato e poi chi deve pulire e bla e bla…", il
resto non lo conosco perché eravamo già fuori dalla porta. Ci
incamminavamo, chi già barcollante, verso un fossato le cui sponde
accoglievano il nostro desiderio di "spazio autonomo, discreto,
separato". Ci sedevamo ed aveva inizio la discussione. Come facessimo a trovarne di tanto numerose e dove trovassimo l’entusiasmo e la voglia di stare nell’erba umida a parlare per delle ore, oggi quasi non me lo spiego più. Ma era la discussione per la discussione, su quanto fosse bello poterla fare e poterla fare lì e poter spiegare e chiedere. Non si arrivava alla soluzione, non era proprio previsto, si rivoltava il tema, lo si guardava da tutti i punti di vista, si rideva di noi anche e le parole fluivano sicure, con la loro bella via di fuga pronta a fianco perché che i "verba volant" lo sanno tutti e, o perchè non ti sei spiegato o perchè non ti hanno capito, puoi sempre correggere, rifare… E poi il "ci ho riflettuto…" e ancora il "ci hai pensato bene?" e il "pensandoci bene hai ragione…" e "ma non hai visto che mentre lo dicevo ridevo?!". |
|
|
Pensare, riflettere, |
Leggo la posta elettronica, i messaggi dei più giovani sono quantomeno difficoltosi per me, che sono rimasta a "tivibbì": "ch" è "k", senza motivazioni ideologiche, e con kossiga stanno kakka, fiko, ekko e non so nemmeno se chi mi scrive ride mentre lo fa o se è serio. |
|
L'unico tempo che ho per pensarci e' quello concesso dal pc alla
domanda |
|
ottobre '05