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Per lei era scappato di casa, mancava
ormai da tre giorni.
Certo, era dura.
Spesso si sentiva solo. Arrangiarsi per mangiare, dormire fuori, che, se ormai di giorno il sole era tiepido, di sera invece faceva
ancora freddo.
Però, più che la casa, gli mancava la
sensazione di sicurezza, di protezione. A casa a volte si svegliava nel buio,
ascoltava i
suoni della notte e poi si riaddormentava tranquillo. Fuori, invece,
rumori sconosciuti lo tenevano sveglio, preoccupato.
Il primo giorno si era fermato nei pressi di casa, nascosto, aveva visto
i suoi uscire, chiamarlo a gran voce, disperarsi, aveva sentito i suoi
due fratelli più piccoli piangere e la mamma consolarli. Il cuore era
gonfio, non poteva spiegare nemmeno a se stesso perché rimanesse muto di
fronte ai richiami. Doveva andare. Era tutto ciò che sapeva.
A sera ancora girovagava, stanco ed
indeciso su come fare. Improvvisamente la vide passare. Bella,
bellissima. Ma lei si allontanò quasi subito, in compagnia di persone
più grandi, verso il centro.
Decise che il mattino dopo sarebbe andato a cercarla e che le avrebbe
detto semplicemente "sono qui, sono venuto a prenderti" e sarebbero
stati insieme, felici.
La seconda sera prese a scendere una pioggerellina fine, ben presto si
trovò quasi inzuppato, tremante, alla ricerca di un riparo. Si sentì
così lontano da casa! Era ormai in un quartiere sconosciuto, non era mai
arrivato fin lì, nemmeno con i suoi. Ma lei, abitava da quelle parti,
era certo.
Prese a farsi vivo il desiderio di tornare ma il pensiero di lei lo
pervase. Si sentì fremere, avrebbe voluto...cosa? Non sapeva bene.
Starle vicino, toccarla, sentirne il profumo... Quando tornò mattino e,
insieme, il sole, lo scoramento si era dissolto. |
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L'aveva
vista poche volte e sempre in compagnia di qualcuno, quando veniva a
passeggiare nel suo quartiere.
Lei, non poteva uscire da sola. Si guardavano da lontano, a lungo,
perchè i suoi non volevano che lui si avvicinasse. Una volta lo avevano
cacciato in malo modo, rimproverando anche lei.
Lui non capiva che senso avesse quel continuo mandarlo via, si
piacevano, era naturale, che male c’era?
La seguiva da lontano, sentiva il suo profumo anche dopo un bel po’ che
si era allontanata.
Prese a vagare di fronte ai palazzi mentre, cercava di escogitare un sistema per poterla incontrare.
Al pomeriggio, ma non era certo che fosse pomeriggio, visto che non
aveva ancora mangiato nulla, aveva visto i suoi uscire dal palazzo
centrale ed aveva capito che lei abitava lì. Cercando di non dare nell’occhio, osservò
tutti gli spostamenti della famiglia. Lei doveva essere rimasta sola a
casa. La immaginò nella stanza, forse mollemente sdraiata sul divano,
l'aveva notato? Poteva immaginare che lui fosse lì fuori, così vicino?
Si rendeva conto che era difficile, ma avrebbe voluto che anche lei
riuscisse ad eludere la sorveglianza, se non proprio fuggire, per
potersi incontrare da soli. Sentiva un tale trasporto per lei, che non
avrebbe saputo dire. Non gli era mai accaduto prima, del resto era tanto
giovane...
Non sapeva che fare, avrebbe voluto urlare il suo amore, la voleva, si
la voleva (cosa significava esattamente?), quando la pensava accadeva
anche che sentisse pulsare il ventre ed in fondo e il cuore battesse
all'impazzata. E lei come poteva non amarlo se lui avrebbe dato la vita?
Anche lei lo voleva, anche lei forse si stava ascoltando il ventre
risuonare come in risacca, anche lei ansimava quasi...
Si fece coraggio, si spinse sotto la finestra, i suoi potevano tornare,
la chiamò, speriamo non ancora, la chiamò più forte, nessuna risposta,
un rumore in cortile, ti prego esci, si appoggiò al muro e gridò
finalmente e gridò gridò gridò. Nulla. La voce di un vicino. Si
allontanò sfinito.
Tornò l'indomani e poi di nuovo...
Così, in questa lunga e vuota attesa il tempo passava.
Un giorno finalmente la vide uscire e passare davanti a lui.
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