Omosessualità,

al più, peccato veniale

 

di Veronica Tussi

 

 

Al n° 2357 del Catechismo della Chiesa Cattolica:

Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni[1],

 la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati»[2].

Sono contrari alla legge naturale.

Precludono all’atto sessuale il dono della vita.

Al n° 2358:

Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali innate.

Costoro non scelgono la loro condizione omosessuale; essa costituisce per la maggior parte di loro una prova.

Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza.

A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione.

 

Gesù, nel vangelo, inveisce contro l’ipocrisia dei farisei, si scaglia contro ricchi e potenti, enumera i peccati gravi[3], ma non dice una sola parola riguardo all’omosessualità.

Così la Chiesa, non potendo ricorrere al vangelo per definire intrinsecamente disordinati e contrari alla legge naturale[4]gli atti di omosessualità, ricorre all’Antico Testamento o a S. Paolo, pur sapendo perfettamente che non è lecito prendere alla lettera concetti contenuti nelle Scritture, che contrastino palesemente con la ragione, col buon senso, e con lo spirito del vangelo stesso. Se infatti, dovessimo ritenere valido il verso del Levitico: “Chiunque sia giaciuto con un uomo come si giace con una donna, hanno compiuto entrambi un’abominazione; siano messi a morte. Il loro sangue ricada su di loro”[5], dovremmo ritenere altrettanto valido il versetto che segue a breve distanza: “Se un uomo è giaciuto con una donna durante le sue regole, e ne ha scoperto la nudità, ha messo a nudo la fonte del suo sangue ed essa ha scoperto la fonte del suo sangue: siano eliminati ambedue in mezzo al loro popolo”[6].

Così, se dovessimo prendere sul serio S. Paolo, quando parla di “turpitudini d’uomini con uomini”[7], dovremmo considerare altrettanto seriamente il versetto: “Riguardo poi alle cose di cui mi avete scritto: è cosa buona per l’uomo non avere contatti con donna…Ai celibi e alle vedove dico che è cosa buona per loro rimanere come sono io; ma se non sanno contenersi, si sposino; è meglio sposarsi che ardere!”[8].

 
 

E’ evidente che l’ebreo di Tarso non sempre era ispirato da Dio se ebbe anche a scrivere: “Le donne siano soggette ai loro mariti come al Signore, poiché l’uomo è capo della donna come anche il Cristo è capo della chiesa”[9]; oppure: “Schiavi, obbedite ai vostri padroni terreni con timore e rispetto, con cuore sincero, come al Signore. Serviteli con premura, come fossero il Signore e non uomini…”[10].

L’episodio della Genesi, citato dal Catechismo, e di cui la Chiesa si è principalmente servita per demonizzare l’omosessualità, riguarda la distruzione di Sodoma e Gomorra, però la Chiesa ben sa che il cataclisma che distrugge le due città, che riflette la particolare situazione geologica della zona a sud del Mar Morto, “è letto dalla pagina biblica come il giudizio divino sulle aberrazioni dell’idolatria Cananea, col suo apparato di culti e prostituzioni, che comprendevano anche l’omosessualità sacra”[11]. Inoltre il giudizio di Dio riguardava anche il grave delitto degli abitanti di Sodoma, d’aver violato la legge sacra e fondamentale dell’ospitalità. Insomma: se quel popolo si fosse limitato a praticare l’omosessualità, certamente il buon Dio non lo avrebbe punito.

   
 

“Atti contrari alla legge naturale”…A prescindere dal fatto che non è facile stabilire che cosa sia secondo la legge naturale e cosa contro di essa, affermare che un atto è contrario alla legge naturale, al fine di dimostrarne la peccaminosità, non ha senso alcuno. Quando si è stabilito, infatti, che mangiare un piatto di spaghetti aglio olio e peperoncino dopo aver cenato, e in un momento in cui il nostro corpo non ne ha punto bisogno, sia un atto contrario alla legge naturale, non se n’è per niente dimostrata la peccaminosità. Così si potrebbe affermare che astenersi dall’amplesso per non procreare, sia contrario alla legge naturale: eppure, essendo un metodo di contraccezione che la Chiesa stessa consiglia agli sposi[12], non dovrebbe essere peccaminoso!

L’omosessualità potrebbe rientrare nel misterioso “ordine stabilito da Dio”, così come la condizione di coloro che “nascono eunuchi dal seno della madre”, o di coloro “che si rendono eunuchi da sé per il regno dei cieli” (cnf. Mt 19,12). Oppure il celibato cristiano è contrario alla legge naturale?

La Chiesa non può affermare che l’immoralità degli atti omosessuali consista nel “precludere il dono della vita”, giacché la medesima cosa accade quando gli sposi cattolici, dietro consiglio della stessa Chiesa, al fine di evitare nascite indesiderate, ricorrono ai periodi infecondi[13].

 
 

Il passo del n° 2358 rivela la solita ipocrisia della Chiesa: si dice agli omosessuali che devono reprimere la loro sessualità, altrimenti, verranno a trovarsi nella condizione di grave peccato; si creano, specialmente nei giovani cattolici, seri problemi di coscienza, e nello stesso tempo si manifesta il proposito di trattarli con “rispetto, compassione , delicatezza”. Il rispetto è dovuto a tutti; le due ultime espressioni sono mortificanti. ed in contrasto con la raccomandazione di evitare “ogni marchio di ingiusta discriminazione”.
In ogni modo, in base al Catechismo della stessa Chiesa Cattolica, ed alla ragione naturalmente, gli atti di omosessualità non possono essere definiti peccato grave (mortale). Così al n°1857 del Catechismo: “Perché un peccato sia mortale si richiede che concorrano tre condizioni: «E’ peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso»”
[14].

Ora, anche se in un atto omosessuale sussistessero le due ultime condizioni, verrebbe sempre a mancare la prima, vale a dire la materia grave. Infatti, stando sempre al Catechismo, e sempre alla ragione: “La materia grave è precisata dai Dieci comandamenti, secondo la risposta di Gesù al giovane ricco: «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre» (Mc 10,19)”[15].

Così la Chiesa, qualora riuscisse a dimostrare che gli atti di omosessualità siano contrari alla legge naturale e, per questo motivo, immorali, al più potrebbe definirli peccato veniale; peccato che, secondo Giovanni Paolo II, «Non priva della grazia santificante, dell’amicizia con Dio, della carità, né quindi della beatitudine eterna»[16].

 
 
   
 

[1]  Cnf. Gn 19,1-29; Rm 1,24-27; 1 Cor 6,10; 1 Tm 1,10 (la nota è del Catechismo).
[2]  Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Persona Humana,8 (la nota è del Catechismo).
[3]  Cnf. Mt 15, 19-20.
[4]  Cnf. Catechismo della Chiesa Cattolica, n° 2357.
[5]  Lv 20,13
[6]  Lv 20,18
[7] Rm 1,27
[8] I Co 7,1.8-9.
[9]  Cnf. Ef 5, 22-23
[10]  Cnf  Ef 6,5-7
[11]  Gianfranco Ravasi, La Bibbia, Edizioni Paoline, 1990.
[12]  Cnf Catechismo della Chiesa cattolica, 2370
[13] Ibidem
[14]  La definizione è tratta da Reconciliatio et paenitentia, Esort. ap. Giovanni Paolo II.
[15]  Catechismo della Chiesa Cattolica, 1858.
[16]  Riconciliatio et paenitentia,17.

 
 

 

 

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