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Come Se |
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Sara Sardiello |
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Una volta, mille e mille anni fa, c’era un guerriero.
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Mai sazio
di ogni passione, anche nefanda. La tribù confidava nel suo capo, l’uomo-donna totem di ogni ardente bramosia, scempio, tormento, cupidigia, esaltazione, rovina, fanatismo, frenesia, strazio, accesso, sacrificio, avidità, voluttà, orrore.
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Il tempo non aveva significato, ogni cosa era perché doveva.
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Un giorno il capo guerriero, il faro nero di luce scura e opaca, si trovò davanti ad un avversario venuto dal profondo. Il grido di feroce-dolce anticipazione si è spento in gola. Il capo nero si è come guardato, riconosciuto, ritrovato. Non è dato sapere se fosse un’ombra (la sua), un riflesso (il proprio), una visione (di sé), o un semplice suo doppio.
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Il capo guerriero
si spense, perse la luce, la spontaneità del
desiderio, la multiformità dei sogni. Il capo guerriero diventò uno, uno soltanto. Il capo guerriero è destituito, l’animo non è piatto, le dimensioni devono essere molteplici perché il bisogno sia un bi-sogno, un sogno multiplo. Adatto a tutta una tribù. Il capo guerriero è esiliato, uno, semplice, uomo o donna non è dato sapere. Insegue da sempre la sua parte mancante, persa senza battaglia, ceduta davanti alla sua stessa immagine. Ma ciò che è stato diviso mai si riunisce e quando la parte nera guarda la bianca, non la riconosce. La bianca, soltanto compatisce e mai possiede.
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"Matto al Re" |
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| Le immagini di Simona Conca sono di proprietà di RCS, maggio2005 | |||||
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maggio 2005 |
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