Come Se

 
  IL GUERRIERO    
     

Sara Sardiello
 

 
 

Una volta, mille e mille anni fa, c’era un guerriero.
Un guerriero d’Africa.
Il capo guerriero di una tribù d’Africa.
Il capo guerriero di una bella tribù d’Africa, nera come il buio, lucida come le pantere di giorno e di notte, luccicante come le mattine all’alba dopo la pioggia.
Un guerriero uomo-donna, marito per le mogli e moglie per i mariti.
Somma di tutte le bellezze della sua gente, inventario di tutte le loro bruttezze, apice di tutte le paure,  personificazione di ogni orrore.

Tutto questo era, tutto, semplicemente.
Senza essere conosciuto.
Un capo guerriero combatte. Difende, attacca e uccide. Semplicemente.
Senza che sia spiegato.
Nella  sua profonda, umana e caritatevole crudeltà, il capo guerriero era invincibile. Indomabile.


"Il fremito"

 
           
 


"Il battito d'ali"

Mai sazio di ogni passione, anche nefanda. 
Soltanto la luce terribile del suo sguardo,
da cui trasudava fame di ogni cosa,
bastava a mettere in fuga,
a convincere alla resa supina,
all’inevitabile sacrificio.

La tribù confidava nel suo capo, l’uomo-donna totem di ogni ardente    bramosia,    scempio,    tormento,    cupidigia,    esaltazione,    rovina,  fanatismo,    frenesia,    strazio,    accesso,    sacrificio,    avidità,    voluttà,    orrore.

 

 
 

Il tempo non aveva significato, ogni cosa era perché doveva.
                          Con una naturalezza inconsapevole nulla era importante, e tutto lo era.
                                                                                                 Perché doveva. Senza pensiero. Doveva.

 
 

 

 

 

 

 

 


"L'ombra"

Un giorno il capo guerriero, il faro nero di luce scura e opaca, si  trovò davanti ad un avversario venuto dal profondo. Il grido di feroce-dolce anticipazione si è spento in gola.

Il capo nero si è come guardato, riconosciuto, ritrovato. Non è dato sapere se fosse un’ombra (la sua), un riflesso (il proprio), una visione (di sé), o un semplice suo doppio.

 
















                             "Il riflesso"

 
       
  Il capo guerriero si  spense,  perse la luce, la spontaneità del  desiderio, la multiformità dei sogni.
Il capo guerriero diventò uno, uno soltanto.
Il capo guerriero è destituito, l’animo non è piatto, le dimensioni devono essere molteplici perché il bisogno sia un bi-sogno, un sogno multiplo.
Adatto a tutta una tribù.
Il capo guerriero è esiliato, uno, semplice, uomo o donna non è dato sapere.
Insegue da sempre la sua parte mancante, persa senza battaglia, ceduta davanti alla sua stessa immagine.
Ma ciò che è stato diviso mai si riunisce e quando la parte nera guarda la bianca, non la riconosce.

La bianca, soltanto compatisce e mai possiede.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Matto al Re"

 
         
  Le immagini di Simona Conca sono di proprietà di RCS, maggio2005  
 

maggio 2005

 

 

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