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Gli stati mistici possono essere stimolati
da diversi dispositivi induttori e tecniche che favoriscono lo spostamento
della coscienza dal punto in cui si trova abitualmente nello stato
ordinario, ad un'altra posizione.
Qui, per chiarezza d'esposizione, si farà riferimento principalmente alla
meditazione quale tecnica emblematica per le sue caratteristiche di
interculturalità e storicità, nell'induzione degli stati mistici di
coscienza.
Già la parole meditazione, infatti, è stata utilizzata per designare una
così grande varietà di pratiche che risulta di per sé difficile darne una
definizione unificata.
Claudio Narajo (1971), traccia un profilo di caratteristiche che
accomunano le discipline meditative: concentrazione su una sola cosa, ad
esempio sulla propria respirazione; la libera disponibilità senza giudizio
al fluire degli eventi, in particolar modo dell'attività psichica; il
distacco da ciò che si osserva fluire.
Alcune discipline meditative rifiutano la visualizzazione e le immagini
prodotte dalla mente, altre, come il Tantra Tibetano, le ritengono
elementi importanti; altre ancora utilizzano in funzione di supporto, forme
visuali come i Mandala, oppure musicali; mentre altre esigono
l'annullamento completo dell'attività sensoriale. Alcune prevedono
l'immobilità del corpo, altre mettono in campo l'azione (Mantra),
la gestualità (Mudra), la marcia ed altre attività.
Nella meditazione la posizione assunta riveste un ruolo fondamentale a
livelli differenti, pensiamo ad esempio alla classica postura dove il
soggetto siede a gambe incrociate e testa, collo e colonna vertebrale devono
essere allineati e diritti: dal punto di vista puramente tecnico è
interessante notare come venga richiesta una quantità minima ma
significativa di sforzo muscolare, come nell'induzione dell'ipnosi. Questa
posizione confortevole consente da un lato il rallentamento dell'attività
cinestesica, tuttavia la tensione muscolare richiesta consente al soggetto
di non cadere addormentato. Dal punto di vista della modificazione di
coscienza, l'annullamento del corpo, perseguito con il persistere in una
posizione immobile, tende a ridurre il senso dell'identità, a destabilizzare
lo stato di coscienza ordinario liberando energia che va ad investirsi nella
trance.
Dal punto di vista energetico, infine, la postura verticale della testa, del
collo e della spina dorsale è importante in tutte le discipline che
ritengono che un potenziale umano latente, la forza della Kundalini,
sia immagazzinato alla base della spina dorsale e possa risalire attivando
con il suo risveglio i Chakras, ovvero i centri focali dell'energia
psichica. |
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La meditazione concentrativa insegna a
fissare l'attenzione su un oggetto esterno oppure su una qualche sensazione
interna, emblematico il caso della respirazione, utile strumento per
aumentare il proprio livello di concentrazione rendendosi infine immuni
dalle distrazioni sia esterne che mentali. L'obiettivo è infatti raggiungere
uno stato dove il flusso dei pensieri sia interrotto e si persista in una
condizione di silenzio interiore. Quando il dialogo è finalmente interrotto,
si raggiunge una piena e profonda consapevolezza di tutto ciò che avviene.
Il meditante diventa un osservatore cosciente di ciò che a lui giunge, senza
implicarsi ovvero senza intervenire nel flusso degli eventi, senza
giudicare, senza pensare; semplicemente, egli è in grado di osservare
il flusso scorrere comprendendo ogni singolo dettaglio ma senza implicazioni
ed interferenze, e di conseguenza senza investire nel processo le proprie
dinamiche emotive, relazionali o mentali.
Queste, in sintesi, le caratteristiche dello stato di modificazione prodotto
attraverso la pratica della meditazione, che consente quindi l'ingresso ad
un livello di consapevolezza molto profondo circa se stessi e la
sperimentazione di nuove modalità percettive e di comprensione.
Grazie alla meditazione, è possibile spingersi oltre gli stadi descritti
raggiungendo, attraverso una pratica intensa e continuativa, stati
contemplativi ed estatici, esperienze di fusione con il tutto, di percezione
dell'infinito e del divino. La pratica meditativa di tipo estatico e
contemplativo, trasversalmente a culture molto distanti, è infatti presente
in tutte le grandi religioni e discipline spirituali. |
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Si parla di
induzione psichedelica facendo riferimento a quegli stati modificati di
coscienza ottenuti tramite l'assunzione di sostanze contenenti un principio
attivo capace di agire sulla psiche di un individuo, producendo appunto una
modificazione dello stato ordinario.
Molte sono state, e continuano ad essere, le polemiche attorno alla
sperimentazione di sostanze psico-attive in merito allo studio di stati
profondi di coscienza.
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Tutti gli SMC,
indipendentemente dal fatto che si caratterizzino come spontanei oppure
indotti, hanno in comune uno spostamento della coscienza dal punto in cui si
trova abitualmente in quello che consideriamo lo stato ordinario, ad
un'altra posizione.
Carlos Castaneda chiama questo punto, che solitamente negli
occidentali è irrigidito dall'abitudine a dare per scontata un'unica realtà
possibile, punto d'unione.
Secondo Castaneda lo spostamento del punto d'unione rappresenta una
questione di centrale importanza nei processi di conoscenza e percezione
dell'essere umano.
Infatti, dipendentemente dalla posizione in cui si trova il nostro punto
d'unione in un determinato momento, saremmo portati a percepire la realtà
che ci circonda in un modo piuttosto che in un altro. Risulta chiaro,
seguendo questa concezione, come la presunzione tutta occidentale di
ritenere lo SOC l'unico stato possibile, abbia causato un irrigidimento
della posizione del punto d'unione con conseguenti ridotte possibilità di
accedere a stati percettivi differenti.
E' necessario quindi che il punto d'unione venga sbloccato ed i suoi
spostamenti resi più fluidi. E' questo che, in altri termini, accade quando
la coscienza di un soggetto viene stimolata da uno dei dispositivi induttori
di cui si è parlato.
Tramite l'induzione ipnotica o l'assunzione di sostanze psicoattive, è
possibile provocare un temporaneo spostamento del punto d'unione.
Se da un lato queste stimolazioni sono artificiosamente create, tuttavia
forniscono al soggetto la possibilità di iniziare a sperimentare, percepire
e conoscersi all'interno di sistemi interpretativi e percettivi
completamente diversi da quello ordinario.
Attraverso una pratica più assidua di discipline specifiche quali la
meditazione, la respirazione circolare ed altre discipline in movimento, è
possibile rendere gradualmente meno rigida la posizione del punto d'unione,
cosicché saranno sufficienti stimolazioni di entità sempre minore per
provocare uno spostamento del soggetto da uno stato di coscienza all'altro.
Il soggetto potrà infine essere in grado di accedere egli stesso a tali
livelli conoscitivi e percettivi senza che si renda necessaria alcuna
stimolazione esterna.
In questo percorso il soggetto è portato ad una conoscenza via via più
approfondita di sé stesso, delle proprie dinamiche di funzionamento, delle
potenzialità individuali anche in campo percettivo; ciò gli consente di
riappropriarsi gradualmente del proprio percorso di conoscenza diventando
egli stesso regista del proprio "viaggio" alla scoperta di sé stesso e delle
molteplici realtà possibili.
L'approccio di Castaneda fornisce, a mio parere, uno spunto di pensiero
fondamentale per quanto riguarda il campo terapeutico, sanitario ed
educativo perchè, così come il dispositivo induttore, anche l'educatore, il
terapeuta, lo sciamano abbiano un ruolo temporaneo nei confronti del
soggetto che necessita un sostegno, favorendo le condizioni perchè possa
accedere ad esperienze differenti (quindi in grado, ad esempio, di
introdurre elementi di novità all'interno di uno schema comportamentale o
psicologico ormai irrigidito), ed abbia la possibilità di percepire in un
modo del tutto nuovo sé stesso e la realtà circostante, il rapporto con le
persone o con la causa del proprio disagio, riappropriandosi egli stesso
degli strumenti per proseguire il proprio cambiamento o mantenere quello
raggiunto anche in assenza degli stimoli del terapeuta stesso.
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