Come se    
 

Stati Modificati di Coscienza
 

 
 

parte seconda

 
 

Silvia Solari

 

 
 

  La trance onirica  
   

Trance onirica o "sogno lucido", si verifica quando il sognatore sa che sta sognando.
In questa particolare esperienza si verifica una consapevolezza dello stato di trance da parte di chi ne sta facendo esperienza, protraendo volontariamente tale stato ma conservando la coscienza di potersi risvegliare.
Nel corso di queste esperienze si verifica una sorta di sdoppiamento da parte del soggetto; al momento del risveglio le parti si reintegrano nuovamente riportando il soggetto ad uno stato di coscienza ordinario che di solito può conservare memoria della precedente modificazione.

 

 
  La trance erotica  
 

 

Per accennare alla trance erotica è impossibile non fare riferimento a Freud che accomunava lo stato amoroso e lo stato ipnotico.
Secondo Freud, infatti, la dipendenza dell'innamorato dall'oggetto del suo amore è comparabile a quella che lega l'ipnotizzato al suo ipnotizzatore: in entrambi i casi troviamo solitamente la stessa assenza di critica.
Tuttavia altri autori riconoscono che nell'innamoramento, a differenza che nell'ipnosi, il soggetto conserva contemporaneamente una parte lucida come nello stato di "sogno lucido" descritto precedentemente.
Lo stato di trance invece più strettamente legato all'atto sessuale viene descritto da diversi autori quali W. Reich e J: Donnars, nell'ambito delle teorie bioenergetiche.
Si parla di una trance che segue le fasi dell'accrescimento del piacere durante il rapporto sessuale, trance che trova il suo apice al momento dell'orgasmo per poi decrescere lasciando spazio alla coscienza lucida.
La trance erotica (frequentata da Eros), fa parte de quattro tipi di trance che già i greci distinguevano insieme alla trance divinatoria di Apollo, la trance poetica ispirata dalle muse e la trance rituale di Dioniso.

 
 


 

 

 
 


 

 
 

Gli stati di prossimità della morte

 
 

 

Già nel Medio Evo la parola trance indicava l'ultimo passaggio (transito) tra il cammino della vita e l'entrata nella morte.
Recentemente sono stati compiuti molti studi sull'esperienza di ritorno dalla morte da parte di quei soggetti che sono tornati alla vita dopo aver sperimentato uno stato alle soglie del passaggio.
Alcune testimonianze riferiscono incomunicabilità del vissuto, sentimenti di calma e pace, udire musiche e campane, l'impressione di entrare e camminare in un tunnel, l'incontro di entità spirituali o "esseri di luce", uno sguardo panoramico sulla vita che finisce; l'incontro di una "frontiera" rappresentata da una distesa d'acqua, una nebbiolina, una porta, una linea di demarcazione e così via...
Nei primissimi momenti che succedono "l'entrata nella morte", i sentimenti più comunemente provati sono un violento desiderio di reintegrare l'involucro corporeo ed un rincrescimento amaro di vedersi morire. Coloro che tornano dalla morte hanno spesso l'impressione che sia Dio stesso o un "essere di luce" a dare loro il permesso di tornare alla vita. Al loro ritorno pochi conservano il ricordo della propria reincorporazione.
Successivamente a questi vissuti drammatici di scissione e volontà di ritorno all'ordinario, alcuni soggetti riportano impressioni opposte: distacco nei confronti della realtà che stanno abbandonando e sensazioni di pace estatica e pienezza nell'attraversamento della "soglia", nell'abbandono del corpo fisico come un passaggio naturale.

 
   

 

 
     
 

     
 


Modificazioni indotte della coscienza ordinaria
 

 
 

L'uso di sostanze psicoattive non è l'unico dispositivo induttore delle modificazioni di coscienza.
Molti sono gli induttori che è possibile citare, alcuni più strutturati come l'ipnosi, altri più individuali come varie tecniche di meditazione, il rebirthing e la respirazione circolare, la Trance Dance...
Tutte queste discipline hanno tra di loro in comune almeno tre punti, di cui i primi due possono considerarsi obiettivi perseguibili a lungo termine, mentre il terzo riguarda una affinità metodologica e di procedimento:

  • la finalità terapeutica, dove in alcuni casi è presente un terapeuta professionista (come nell'ipnosi), in altri si tratta di autoterapia (come nelle tecniche di meditazione individuali o di gruppo, in assenza di un conduttore)

  • l'approfondimento della consapevolezza rispetto a sé stessi, al proprio corpo, alla propria storia personale, alla spiritualità e così via

  • essendo la coscienza dell'identità legata all'immagine del corpo, queste tecniche hanno altresì in comune il perseguimento, durante le sedute, di una via via minore senso dell'identità corporea. Questo procedimento, infatti, consente di destabilizzare lo stato ordinario, liberando energia psichica che può essere investita nello stato di trance; l'ipnosi ed alcune tecniche di meditazione perseguono questo stato attraverso l'immobilità del corpo, altre come la Trance Dance o alcune danze rituali tribali attraverso il movimento, il ritmo ripetitivo, la musica...).
    Questo processo di perdita progressiva dell'identità corporea facilita l'accesso a stati modificati di coscienza che consentono l'entrata nello stato vero e proprio di trance.

In merito all'esistenza di SMC differenti si trovano opinioni disparate e spesso divergenti secondo l'orientamento, la cultura e così via; ad esempio, mentre la cultura occidentale nella maggior parte delle sue discipline considera realtà lo stato ordinario di coscienza, e alterazioni (spesso dannose) gli SMC, la filosofia orientale ritiene contrariamente che la modificazione ottenuta attraverso la meditazione sia il vero risveglio della coscienza umana e lo stato ordinario una realtà illusoria.
William James, 1983, studioso e sperimentatore nel campo della mistica e degli SMC indotti ipotizza invece: "... la nostra coscienza normale non è che un tipo particolare di coscienza, separata, come da una fine membrana, da molte altre che attendono solo il momento favorevole per entrare in gioco. Possiamo trascorrere la vita senza neppure supporre la loro esistenza, ma in presenza delle stimolazioni opportune, esse appaiono reali e complete".
A questo proposito potremmo fare un lungo elenco di posizioni ed orientamenti, tuttavia al di là delle divergenze, è interessante notare come le discipline differenti si avvalgano di stati modificati di coscienza come condizione favorevole ad un lavoro terapeutico ad un livello di coscienza profondo.

 

 
  Stati ipnotici  
   

Si tratta della tipologia di stati indotti maggiormente sistematizzata, data la maggiore anzianità dell'ipnosi rispetto agli altri dispositivi induttori in campo sperimentale. Numerose sono le procedure di induzione ipnotica anche se tutte, come rileva Tart, 1977, presentano elementi comuni:
"La prima tappa indica, normalmente, che il soggetto non debba fare alcuno sforzo per mantenere la postura del corpo, egli deve restare immobile ed essere per quanto possibile rilassato.
L'ipnotizzatore chiede in genere al soggetto di ascoltare soltanto la sua voce e di non prestare attenzione ad altri pensieri o sensazioni. Ora, normalmente noi teniamo sotto controllo l'ambiente per sapere quali stimoli vi si trovino. Questa osservazione permanente contribuisce al mantenimento dello stato di veglia: mano a mano che le diverse percezioni affluiscono dobbiamo decidere se esse sono importanti e di conseguenza consultare gli archivi della memoria al fine di prendere delle decisioni. Ma se ritiriamo questa energia investita nella sorveglianza dell'ambiente, noi riduciamo il carico energetico destinato al mantenimento dello stato di coscienza vigile.
La terza prescrizione è di non prestare attenzione a ciò che l'ipnotizzatore dice ma di ascoltarlo passivamente. Nello stato di veglia noi pensiamo costantemente a ciò che udiamo, a ciò che succede e questo contribuisce al mantenimento di una intensa attività di valutazione e decisione. La prescrizione di non pensare mira ad indebolire l'attività di presenza cosciente che favorisce il mantenimento dello stato ordinario di coscienza (SOC) attraverso il carico energetico investito. Il soggetto è quindi pregato di focalizzare la sua attenzione su un punto particolare: per esempio un punto luminoso. Ciò serve a scardinare la sua relazione di attenzione all'ambiente.
Generalmente l'ipnotizzatore annuncia al soggetto che sta per provare sonnolenza e questo serve a suscitare un certo numero di sensazioni che favoriscono l'entrata in trance. Quando ci addormentiamo lo stato ordinario di coscienza collassa, la suggestione del dormire agisce come una forza dissociativa dello SOC. E, come l'addormentarsi viene associato al venir meno dell'immagine corporea, questo cedimento, già avviato dalla posizione rilassata, s'intensifica.
L'entrata nel sonno instaura un comportamento passivo; analogamente la suggestione di dormire incoraggia la passività: al soggetto ipnotizzato viene proposto di non investire più alcuna energia nello SOC della veglia.
Pur suggerendo lo stato di sonno, l'ipnotizzatore precisa in seguito che questo sonno non è esattamente un sonno naturale, reale.
Quando infine il soggetto appare passivo e rilassato, si può suggerirgli ad esempio di stendere un braccio orizzontalmente e dirgli che questo braccio sta diventando pesante. Se il soggetto prova effettivamente questa sensazione, il prestigio dell'ipnotizzatore si accresce in proporzione.
Ciò che succede a questo punto modifica il senso di identità. Ordinariamente è una voce interiore che propone di fare delle cose. Ma ora è la voce dell'ipnotizzatore che rimpiazza questa voce ed il soggetto comincia ad interiorizzarla".

L'ipnotizzatore prende dunque il posto dell'Io o di una parte di esso. Questa ipotesi è derivata da quella di Freud secondo cui, nell'ipnosi, il terapeuta si installa al posto dell'Ideale dell'Io. Questa sostituzione è un aspetto centrale della trance poichè costituisce il suo carattere relazionale specifico.
Gli stati ipnotici possono raggrupparsi sostanzialmente in due tipologie: in un caso il soggetto resta inerme, immobilizzato, letargico, mentre nell'altro esso diventa attivo, stato che culmina nel comportamento sonnambolico. Chiameremo questi due stati rispettivamente trance immobile e trance animata.
In "La démarche thérapeutique du ndop" Didier Michaux, citato da Lapassade (1992), distingue quattro forme principali di trance ipnotica:

"La forma sonnambolica, così chiamata perché il soggetto manifesta una attività di tipo vigile ed una modificazione dello stato di coscienza imparentata al sonno: è il luogo della suggestibilità per eccellenza ed è lo stato che meglio corrisponde a ciò che il pubblico intende per ipnosi.
La forma pseudo letargica, caratterizzata dalla modificazione dello stato di coscienza e dalla manifestazione di una grande passività che viene a limitare la suggestione se non nella misura in cui questa asseconda una tendenza alla passività.
La forma catalettica caratterizzata fondamentalmente dalla inibizione della capacità di espressione verbale, dalla modificazione dello stato di coscienza e dal mantenimento della tonicità.
La forma di letargia-risveglio, forma paradossale, caratterizzata insieme dall'abbassamento della tonicità del tipo sonno e dal mantenimento di un forte livello di attività della coscienza del tipo veglia".
Conclude infine Michaux:
 

"Le prime due si presentano come fusionali: i soggetti accettano a tutti gli effetti la relazione con l'altro sia che mantengano un ruolo attivo, sia che assumano il ruolo passivo di oggetti d'attenzione. In quanto alle due ultime forme d'ipnosi, invece, esse si presentano come mezzi di difesa nella relazione con l'altro....".

La distinzione tra trance immobile ed animata è rintracciabile d'altronde non solo in psicologia ma anche in molte delle culture descritte dagli etnologi per quanto riguarda le trance sciamaniche.
In alcuni studi etnologici, il modello dell'induzione ipnotica è stato utilizzato per spiegare ciò che succede in certi riti di trance e possessione, per denotare ad esempio come il ritmo monotono dei tamburi sarebbe in grado di produrre un effetto equivalente a quello dei procedimenti utilizzati nell'ipnosi. Altri studi più specifici rivelano la differenza esistente tra un tipo di suono ed un altro; ad esempio, mentre il suono basso del tamburo induce per il tipo particolare di onde che invia al cervello uno stato di trance profonda, il suono della maracas e dei sonagli in genere produce invece sul cervello un effetto stimolante che induce ad un tipo di trance più vigile.

 
 


 

 
 
 

parte prima

parte terza

 
 

 

 

giugno 2004

 

 

 

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