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Per accennare alla trance erotica è
impossibile non fare riferimento a Freud che accomunava lo stato amoroso e
lo stato ipnotico.
Secondo Freud, infatti, la dipendenza dell'innamorato dall'oggetto del suo
amore è comparabile a quella che lega l'ipnotizzato al suo ipnotizzatore: in
entrambi i casi troviamo solitamente la stessa assenza di critica.
Tuttavia altri autori riconoscono che nell'innamoramento, a differenza che
nell'ipnosi, il soggetto conserva contemporaneamente una parte lucida come
nello stato di "sogno lucido" descritto precedentemente.
Lo stato di trance invece più strettamente legato all'atto sessuale viene
descritto da diversi autori quali W. Reich e J: Donnars, nell'ambito delle
teorie bioenergetiche.
Si parla di una trance che segue le fasi dell'accrescimento del piacere
durante il rapporto sessuale, trance che trova il suo apice al momento
dell'orgasmo per poi decrescere lasciando spazio alla coscienza lucida.
La trance erotica (frequentata da Eros), fa parte de quattro tipi di trance
che già i greci distinguevano insieme alla trance divinatoria di Apollo, la
trance poetica ispirata dalle muse e la trance rituale di Dioniso. |
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Già nel Medio Evo la parola trance
indicava l'ultimo passaggio (transito) tra il cammino della vita e l'entrata
nella morte.
Recentemente sono stati compiuti molti studi sull'esperienza di ritorno
dalla morte da parte di quei soggetti che sono tornati alla vita dopo aver
sperimentato uno stato alle soglie del passaggio.
Alcune testimonianze riferiscono incomunicabilità del vissuto, sentimenti di
calma e pace, udire musiche e campane, l'impressione di entrare e camminare
in un tunnel, l'incontro di entità spirituali o "esseri di luce", uno
sguardo panoramico sulla vita che finisce; l'incontro di una "frontiera"
rappresentata da una distesa d'acqua, una nebbiolina, una porta, una linea
di demarcazione e così via...
Nei primissimi momenti che succedono "l'entrata nella morte", i sentimenti
più comunemente provati sono un violento desiderio di reintegrare
l'involucro corporeo ed un rincrescimento amaro di vedersi morire. Coloro
che tornano dalla morte hanno spesso l'impressione che sia Dio stesso o un
"essere di luce" a dare loro il permesso di tornare alla vita. Al loro
ritorno pochi conservano il ricordo della propria reincorporazione.
Successivamente a questi vissuti drammatici di scissione e volontà di
ritorno all'ordinario, alcuni soggetti riportano impressioni opposte:
distacco nei confronti della realtà che stanno abbandonando e sensazioni di
pace estatica e pienezza nell'attraversamento della "soglia", nell'abbandono
del corpo fisico come un passaggio naturale. |
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L'uso di sostanze psicoattive non è
l'unico dispositivo induttore delle modificazioni di coscienza.
Molti sono gli induttori che è possibile citare, alcuni più strutturati come
l'ipnosi, altri più individuali come varie tecniche di meditazione, il
rebirthing e la respirazione circolare, la Trance Dance...
Tutte queste discipline hanno tra di loro in comune almeno tre punti, di cui
i primi due possono considerarsi obiettivi perseguibili a lungo termine,
mentre il terzo riguarda una affinità metodologica e di procedimento:
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la finalità terapeutica, dove in alcuni
casi è presente un terapeuta professionista (come nell'ipnosi), in altri si
tratta di autoterapia (come nelle tecniche di meditazione individuali o di
gruppo, in assenza di un conduttore)
-
l'approfondimento della consapevolezza
rispetto a sé stessi, al proprio corpo, alla propria storia personale, alla
spiritualità e così via
-
essendo la coscienza dell'identità legata
all'immagine del corpo, queste tecniche hanno altresì in comune il
perseguimento, durante le sedute, di una via via minore senso dell'identità
corporea. Questo procedimento, infatti, consente di destabilizzare lo stato
ordinario, liberando energia psichica che può essere investita nello stato
di trance; l'ipnosi ed alcune tecniche di meditazione perseguono questo
stato attraverso l'immobilità del corpo, altre come la Trance Dance o alcune
danze rituali tribali attraverso il movimento, il ritmo ripetitivo, la
musica...).
Questo processo di perdita progressiva dell'identità corporea facilita
l'accesso a stati modificati di coscienza che consentono l'entrata nello
stato vero e proprio di trance.
In merito all'esistenza di SMC differenti
si trovano opinioni disparate e spesso divergenti secondo l'orientamento, la
cultura e così via; ad esempio, mentre la cultura occidentale nella maggior
parte delle sue discipline considera realtà lo stato ordinario di coscienza,
e alterazioni (spesso dannose) gli SMC, la filosofia orientale ritiene
contrariamente che la modificazione ottenuta attraverso la meditazione sia
il vero risveglio della coscienza umana e lo stato ordinario una realtà
illusoria.
William James, 1983, studioso e sperimentatore nel campo della
mistica e degli SMC indotti ipotizza invece: "... la nostra coscienza
normale non è che un tipo particolare di coscienza, separata, come da una
fine membrana, da molte altre che attendono solo il momento favorevole per
entrare in gioco. Possiamo trascorrere la vita senza neppure supporre la
loro esistenza, ma in presenza delle stimolazioni opportune, esse appaiono
reali e complete".
A questo proposito potremmo fare un lungo elenco di posizioni ed
orientamenti, tuttavia al di là delle divergenze, è interessante notare come
le discipline differenti si avvalgano di stati modificati di coscienza come
condizione favorevole ad un lavoro terapeutico ad un livello di coscienza
profondo. |
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Si tratta della tipologia di stati indotti
maggiormente sistematizzata, data la maggiore anzianità dell'ipnosi rispetto
agli altri dispositivi induttori in campo sperimentale. Numerose sono le
procedure di induzione ipnotica anche se tutte, come rileva Tart,
1977, presentano elementi comuni:
"La prima tappa indica, normalmente, che il soggetto non debba fare alcuno
sforzo per mantenere la postura del corpo, egli deve restare immobile ed
essere per quanto possibile rilassato.
L'ipnotizzatore chiede in genere al soggetto di ascoltare soltanto la sua
voce e di non prestare attenzione ad altri pensieri o sensazioni. Ora,
normalmente noi teniamo sotto controllo l'ambiente per sapere quali stimoli
vi si trovino. Questa osservazione permanente contribuisce al mantenimento
dello stato di veglia: mano a mano che le diverse percezioni affluiscono
dobbiamo decidere se esse sono importanti e di conseguenza consultare gli
archivi della memoria al fine di prendere delle decisioni. Ma se ritiriamo
questa energia investita nella sorveglianza dell'ambiente, noi riduciamo il
carico energetico destinato al mantenimento dello stato di coscienza vigile.
La terza prescrizione è di non prestare attenzione a ciò che l'ipnotizzatore
dice ma di ascoltarlo passivamente. Nello stato di veglia noi pensiamo
costantemente a ciò che udiamo, a ciò che succede e questo contribuisce al
mantenimento di una intensa attività di valutazione e decisione. La
prescrizione di non pensare mira ad indebolire l'attività di presenza
cosciente che favorisce il mantenimento dello stato ordinario di coscienza (SOC)
attraverso il carico energetico investito. Il soggetto è quindi pregato di
focalizzare la sua attenzione su un punto particolare: per esempio un punto
luminoso. Ciò serve a scardinare la sua relazione di attenzione
all'ambiente.
Generalmente l'ipnotizzatore annuncia al soggetto che sta per provare
sonnolenza e questo serve a suscitare un certo numero di sensazioni che
favoriscono l'entrata in trance. Quando ci addormentiamo lo stato ordinario
di coscienza collassa, la suggestione del dormire agisce come una forza
dissociativa dello SOC. E, come l'addormentarsi viene associato al venir
meno dell'immagine corporea, questo cedimento, già avviato dalla posizione
rilassata, s'intensifica.
L'entrata nel sonno instaura un comportamento passivo; analogamente la
suggestione di dormire incoraggia la passività: al soggetto ipnotizzato
viene proposto di non investire più alcuna energia nello SOC della veglia.
Pur suggerendo lo stato di sonno, l'ipnotizzatore precisa in seguito che
questo sonno non è esattamente un sonno naturale, reale.
Quando infine il soggetto appare passivo e rilassato, si può suggerirgli ad
esempio di stendere un braccio orizzontalmente e dirgli che questo braccio
sta diventando pesante. Se il soggetto prova effettivamente questa
sensazione, il prestigio dell'ipnotizzatore si accresce in proporzione.
Ciò che succede a questo punto modifica il senso di identità. Ordinariamente
è una voce interiore che propone di fare delle cose. Ma ora è la voce
dell'ipnotizzatore che rimpiazza questa voce ed il soggetto comincia ad
interiorizzarla".
L'ipnotizzatore prende dunque il posto dell'Io o di una parte di esso.
Questa ipotesi è derivata da quella di Freud secondo cui, nell'ipnosi, il
terapeuta si installa al posto dell'Ideale dell'Io. Questa sostituzione è un
aspetto centrale della trance poichè costituisce il suo carattere
relazionale specifico.
Gli stati ipnotici possono raggrupparsi sostanzialmente in due tipologie: in
un caso il soggetto resta inerme, immobilizzato, letargico, mentre
nell'altro esso diventa attivo, stato che culmina nel comportamento
sonnambolico. Chiameremo questi due stati rispettivamente trance immobile
e trance animata.
In "La démarche thérapeutique du ndop" Didier Michaux, citato
da Lapassade (1992), distingue quattro forme principali di trance ipnotica:
"La forma sonnambolica, così chiamata perché il soggetto
manifesta una attività di tipo vigile ed una modificazione dello stato di
coscienza imparentata al sonno: è il luogo della suggestibilità per
eccellenza ed è lo stato che meglio corrisponde a ciò che il pubblico
intende per ipnosi.
La forma pseudo letargica, caratterizzata dalla modificazione dello stato di
coscienza e dalla manifestazione di una grande passività che viene a
limitare la suggestione se non nella misura in cui questa asseconda una
tendenza alla passività.
La forma catalettica caratterizzata fondamentalmente dalla inibizione della
capacità di espressione verbale, dalla modificazione dello stato di
coscienza e dal mantenimento della tonicità.
La forma di letargia-risveglio, forma paradossale, caratterizzata insieme
dall'abbassamento della tonicità del tipo sonno e dal mantenimento di un
forte livello di attività della coscienza del tipo veglia".
Conclude infine Michaux:
"Le prime due si presentano come fusionali: i soggetti accettano a tutti gli
effetti la relazione con l'altro sia che mantengano un ruolo attivo, sia che
assumano il ruolo passivo di oggetti d'attenzione. In quanto alle due ultime
forme d'ipnosi, invece, esse si presentano come mezzi di difesa nella
relazione con l'altro....". La
distinzione tra trance immobile ed animata è rintracciabile d'altronde non
solo in psicologia ma anche in molte delle culture descritte dagli etnologi
per quanto riguarda le trance sciamaniche.
In alcuni studi etnologici, il modello dell'induzione ipnotica è stato
utilizzato per spiegare ciò che succede in certi riti di trance e
possessione, per denotare ad esempio come il ritmo monotono dei tamburi
sarebbe in grado di produrre un effetto equivalente a quello dei
procedimenti utilizzati nell'ipnosi. Altri studi più specifici rivelano la
differenza esistente tra un tipo di suono ed un altro; ad esempio, mentre il
suono basso del tamburo induce per il tipo particolare di onde che invia al
cervello uno stato di trance profonda, il suono della maracas e dei sonagli
in genere produce invece sul cervello un effetto stimolante che induce ad un
tipo di trance più vigile. |
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