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Stati Modificati di Coscienza
parte prima |
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Silvia Solari |
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"Sotto l'etichetta di "Stati Modificati di Coscienza"
(S.M.C.), si raggruppano un certo numero di esperienze nel corso delle
quali il soggetto ha l'impressione di un certo sregolamento del
funzionamento abituale della propria coscienza e di vivere un altro rapporto
con il mondo, con se stesso, con il suo corpo, con la sua identità".
(Lapassade, 1993) |
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Gli studi "moderni" sugli effetti
delle sostanze psicoattive ebbero inizio nel 1845 con le ricerche
sull'hashish di Moreau de Tours. Questi lavori hanno contribuito ad ampliare
la riflessione sulle modificazioni della coscienza vigile ed una loro prima
sintesi è stata pubblicata nel 1860 da Alfred Maury.
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Nel 1960, esattamente un secolo più tardi, lo studio
sperimentale e clinico degli SMC riceve un grande impulso dal movimento
psichedelico.
In quell'anno nel contesto della contro-cultura americana, una nuova
generazione di psicologi ed antropologi inizia a sperimentare sostanze
allucinogene.
Nell'estate 1960, Thimothy Leary sperimenta su di sé, a Cuernavaca
(Messico), dei funghi allucinogeni, riferisce di un "viaggio mistico", lo
descrive ed avvia ricerche di laboratorio basate sulla sperimentazione di
sostanze psicoattive.
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Nel corso della stessa estate, un giovane antropologo,
Carlos Castaneda, si reca anch'egli in Messico con l'obiettivo di effettuare
ricerche di etnobotanica sull'uso tradizionale del Peyote e della
Datura nell'ambiente amerindo. Le sue tesi a riguardo verranno
pubblicate qualche anno più tardi (Castaneda, 1968) e contribuiranno oltre
che al rinnovamento dell'antropologia, anche alle ricerche sugli SMC.
Addentrandosi più specificatamente nel campo degli stati modificati di
coscienza, si rende necessario suddividerli in due tipologie differenti:
- Modificazioni spontanee della coscienza ordinaria
- Modificazioni indotte della coscienza ordinaria.
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Modificazioni spontanee della coscienza
ordinaria |
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Alcune modificazioni degli stati
ordinari di coscienza possono prodursi spontaneamente nel corso della vita
di un individuo, senza che sia necessaria alcuna induzione.
Facendo riferimento ad una classificazione operata da Lapassade, è possibile
citare alcuni esempi. |
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La trance neotenica |
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Con trance neotenica, Gerda Boysen (1985), allieva di Jung, intende
designare alcuni decorsi di trance dei bambini. Secondo la Boysen i mesi
successivi alla nascita del bambino sarebbero un prolungamento della
gravidanza poiché in questo periodo, "come nello stadio uterino, tutte le
azioni del bambino sarebbero subordinate al sistema nervoso autonomo e alla
parte più primordiale del cervello".
Il processo di trance spontanea del neonato avrebbe luogo durante il sonno
REM (quando gli occhi si muovono molto velocemente sotto le palpebre), qui
si produrrebbero stati di trance simili alle esperienze di prossimità alla
morte; alla teoria classica sulla neotenia umana esposta da Bolk, Lacan e
Roheim, implicita in Freud (che metteva l'accento soprattutto sulla
fragilità dell'essere umano al momento della nascita), la Boysen aggiunge
ciò che chiama, con linguaggio junghiano, "spinta di trascendenza": ovvero,
nella sua trance, il neonato "...essere più etereo che fisico, si spinge
così lontano verso la sua origine che le funzioni psichiche giungono al
limite dell'interruzione. Nelle prime settimane e nei primi mesi, questa
forte tendenza verso 'l'altra sponda' ha bisogno di essere controbilanciata
da cure materne speciali e premurose tese a rinforzare il corpo fisico e la
volontà di vivere.
Se questo legame non è ancora ben installato è possibile che il bambino non
torni mai più dal suo viaggio alle frontiere della morte e che egli muoia
senza una ragione apparente...".
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E ancora, osservando il neonato figlio Dorian, Gerda
Boysen descrive così lo stato di trance:
"... ho visto io stessa Dorian respirare lentamente all'apice della
trance ed ho avvertito fino a qual punto il suo corpo potesse diventare
leggero, praticamente senza peso, tra le mie braccia. A tratti dovevo
curvarmi su di lui per convincermi che egli respirava ancora...
Ogni madre che ha osservato un bambino neonato in questa trance può avere
sentito l'impulso a risvegliarlo, a fare qualsiasi cosa pur di aiutarlo ad
uscire da questo stato paranormale... ho anche appreso che questo stato di
trance non deve essere interrotto ma al contrario rispettato...".
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La trance neotenica sarebbe dunque la prima forma, nel
corso dell'esperienza dell'essere umano, di quegli stati modificati di
coscienza nei quali l'unione tra anima e corpo appare precaria e
contingente, dove tale precario legame consente tuttavia l'accesso a nuove
"porte" esperienziali e percettive".
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La trance esomatica |
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"Out of the body
esperience", Esperienza fuori dal corpo (EFC) o trance esomatica:
modificazione dello stato ordinario di coscienza nel corso della quale un
soggetto "coglie ciò che gli sta intorno
come se si
trovasse fuori dal suo corpo fisico" (N. Bowles, 1985).
Come si instaura spontaneamente una situazione di questo tipo?
Così Suzan Blackmore: "...alcuni
processi psicologici di tipo cognitivo, concorrono a stabilizzare l'immagine
di un corpo abbandonato: qualcuno immagina intensamente di avere di fronte
il suo corpo, per esempio al momento di addormentarsi, stato di passaggio ed
instabilità psichica favorevole a questo tipo di trance.
Il soggetto in realtà è sdraiato nel suo letto; ma le stimolazioni
propriorecettive che contribuiscono alla formazione dell'immagine corporea
si allentano fino a venir meno. Esse escono dalla coscienza del soggetto che
può così attribuirsi un nuovo corpo immaginario, localizzato altrove, e da
lì osservare il proprio corpo abituale in lontananza, 'fuori di lui'.
Egli si porta per esempio nei pressi del soffitto, pur essendo nello stesso
tempo disteso sul suo letto. Poi, se le sensazioni propriorecettive,
costitutive dell'immagine corporea, affluiscono nuovamente, o se messaggi
esterocettivi intervengono bruscamente, rapidamente il nostro 'viaggiatore'
se ne ritorna nel suo corpo...".
L'uscita dal corpo è altresì la base costitutiva
dell'esperienza sciamanica, nel corso della quale lo sciamano esce dal suo
corpo per compiere un viaggio, solitamente volto al recupero di un'anima
dispersa, che sia nel mondo "di sopra" o in quello "di sotto".
Durante questo viaggio il corpo dello sciamano rimane invece nel mondo
ordinario, immobile e catalettico oppure in movimento, mimando una "trance
in azione".
Allo sciamano è consentito per la sua condizione particolare di accedere
facilmente a questo stato dove all'anima è concesso di abbandonare il corpo
in una trance estatica.
Esempi di EFC e trance estatiche spontanee sono inoltre presenti all'interno
di tutta la letteratura cristiana, come ascese al cielo o discese nel mondo
degli inferi: esperienze numerose nelle vite dei mistici, seppure lontani
dalla cultura sciamanica. |
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parte seconda |
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maggio 2004 |
...tracce... |
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