| Come se
CINEMA D'AUTORE |
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Private
di Saverio
Costanzo
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La recensione
del film
di Elena
Camesasca |
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Il film si è ispirato a
una storia vera. E la sua realizzazione è stata altrettanto piena di verità.
E' basata infatti su uno psicodramma: gli attori sono davvero nella vita
quello che rappresentano sul set. Sono Israeliani e Palestinesi.
La
cornice del quadro è dunque l'occupazione israeliana nei Territori.
Ma il suo baricentro è -
come chiaramente esprime il titolo - squisitamente privato, intimo,
interiore, introspettivo e in ogni modo, appunto, interno...
Si racconta la convivenza forzata tra un
gruppo di militari israeliani e una famiglia palestinese dentro alla
casa di quest'ultima che viene occupata per ragioni strategiche, essendo a metà strada tra
gli insediamenti israeliani e un villaggio arabo.
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Il padre, Mohammad, si rifiuta di
far lasciare la casa dalla sua famiglia come richiesto dall'esercito: e
concentra in questa scelta il senso della sua filosofia di resistenza
attiva, di pacifismo non soccombente.
Lasciare la casa vorrebbe dire
accettare quel sopruso e far nascere una reazione di odio, tanto quanto
succederebbe decidendo di contrastare la violenza con la violenza... Invece
- come si trova a dire al figlio maggiore, evidentemente incline alla
reazione automatica e bellicosa - "opporre violenza a violenza non è l'unico
modo di lottare, aver bisogno di sentire l'odore del sangue non è l'unica
dimostrazione di avere forza".
E può essere, oltretutto, un delirante
gesto suicida: "Dio benedice chi sa fermarsi al momento giusto..."
dice in
un altro momento alla figlia maggiore, "... e conosce i propri limiti:
inutile mostrare i denti se non si è capaci di mordere..." E infatti la
forza che lui dimostra di possedere, e che insegna a tutta la sua famiglia -
anche se con fatica e frustrazione e non in ogni caso con successo - è
quella della disciplina, della speranza e dell'inesauribile costanza
nell'intenzione di continuare a vivere e ricostruire anziché mettersi a
distruggere allo stesso modo del proprio nemico.
Il che è espressamente
dichiarato nella sua risposta allo stesso figlio quando-appena
riaggiustata la serra che i militari hanno devastato -gli chiede "cosa
dovrebbe fare se ci riprovassero", dicendosi determinato a "massacrarli...":
"No! Noi la ricostruiremo e la ricostruiremo ancora e ancora... finché si
stancheranno..."
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Inoltre la filosofia di resistenza di
Mhoammad si nutre con l'amore anziché con l'odio. Mhoammad è un uomo di
grande fede, ma non una fede che lo conduce al fanatismo: piuttosto una fede
nell'uomo, o che comunque gli fa sperare e credere nell'uomo. Lui si rende
conto che la comune condizione umana spoglia il nemico che ha di fronte di
tutto quel potere che spingerebbe ad odiarlo. E la situazione di prigionia
in cui si trovano a convivere è una metafora di questa profonda
verità. Come sottolineato anche nel gioco di parole implicito nel titolo:
Private, in inglese, significa, oltre che privato, anche
soldato semplice, e porta dunque in risalto una coincidenza dei due
ruoli opposti. In entrambi si è egualmente confinati all'interno della
stessa natura di persone. E diventa molto chiaro come tutti
quanti siano delle vittime, degli ostaggi. Anche gli stessi militari: presi, non
del tutto consapevolmente, in un gioco troppo grande, che li espropria della
vita privata, della loro dimensione di persone umane, così come loro
violentano e invadono la vita privata della famiglia palestinese.
La linea del confine che separa i Palestinesi dalla loro terra e dagli
Israeliani, qui viene trasporta all'interno: in quel confino nella
propria interiorità, così come nella frattura che divide le diverse reazioni
al dramma dentro alla stessa famiglia - immagine del popolo tutto intero - e
diventa una linea di paradossale coincidenza tra la dimensione privata
della vita, e quella che invece vede la vita come condivisione di
un comune destino...
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E questa immagine diventa ancora più forte
e sfuma in una dimensione ancora più simbolica in quell'abitudine della
figlia maggiore a nascondersi in un armadio al secondo piano - diventato
zona inaccessibile per la famiglia - a spiare l'intimità dei militari.
Giovani come lei, uno in particolar modo: che rivela un'anima dolce e
creativa. Insomma un essere umano: né più né meno di lei... E lei però se ne
può accorgere soltanto grazie a quel chiudersi dentro l'armadio: come
ritirandosi nel più profondo di sé, del proprio essere prima ancora
che una palestinese una persona umana neutra... E quella frammentazione
della scena che accade in scorci allungati tra le quinte dei margini delle
ante e degli spigoli delle porte, restituisce intensamente la sensazione del
contatto da un "interno" ad un altro "interno": dall'intimità all'intimità.
Contatto profondissimo anche se durerà il lampo di un solo sguardo...
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Ma la grandezza del film sta anche e
proprio nel non scivolare in un troppo semplice ottimismo. Il giudizio non
esiste. Sono presentati gli uomini appunto, nella loro comune
debolezza e possibilità anche di incontrarsi e di comunicare. Ma non si
nasconde che la reazione non è uguale per tutti. Non tutti sono in grado di
fare quel passo e di superare la linea della separazione e dell'odio. E
anche questo è umano, e non passibile di giudizio. Anche se resta
drammatico. E' ciò che fa dire dalla moglie a Mhoammad: "Io ti ammiro! Ma
purtroppo non sono come te!". E' ciò per cui il figlio maggiore è tentato
fino alla fine - non si saprà mai con quale esito - a reagire con la
violenza più estrema...
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Titolo: Private
Regia: Saverio Costanzo
Interpreti: Mhoammad Bacri, Lior Miller,
Areen Mashrawi, Tamer Russo, Hend Ayoub
Italia, 2004 |
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gennaio 2005 |
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