Come se    
 

L'"Infermiera killer"

 

 
 

E' diventata una piacevole consuetudine, scrivere sulle pagine della vostra rivista alcune mie riflessioni, in questa occasione però non mi è grato farlo, seppur lo senta come necessario.

Sono un Infermiere e lavoro presso una grande Azienda Ospedaliera del Nord da molti anni.

E’ di qualche giorno fa la vicenda che ha visto protagonista Sonia Caleffi,  l’Infermiera di Lecco, reo confessa di cinque omicidi che via via sono diventati sempre più numerosi, fino a diventare diciotto o forse più.
Dall’invisibilità, di cui si dice Sonia soffrisse, alla possibile responsabilità di molte delle morti avvenute dove ha prestato servizio. Purtroppo però i numeri, a mio parere, cambiano poco la sostanza. Leggo abitualmente i quotidiani e seguo i Tg ed essendo particolarmente interessato a quanto era accaduto, in questo periodo l’ho fatto con estrema attenzione.

Sono rammaricato.

 
 

Compare la notizia sulle agenzie del  15 dicembre: Sonia è l”Infermiera killer”. I giornali, anche i più insospettabili ci inzuppano il pane. Leggo delle assurdità: trovate a casa sua pagine di Coelo sottolineate, non portava a spasso il cane Margot poverocane,  faceva strani turni, ha ucciso anche la tata di Beretta l’imprenditore degli omonimi salumi… e così via.

Una debole difesa del presidente del Collegio Ipasvi (definito “la Cassa Previdenza Infermieri) di Roma, Gennaro Rocco sulle colonne del Corriere, una dichiarazione di Annalisa Silvestro, Presidente della Federazione, in cui si afferma che “il lavoro degli Infermieri è stressante” ed in sostanza queste cose “possono accadere” ma niente di più.

Parenti delle vittime e Caposala del Reparto di Medicina1, dove la Caleffi lavorava, sulla stessa barricata: “sarà anche matta ma certo è una gran bugiarda, un mostro e noi che non ci siamo accorti…” .

 
 

Le immagini del Tg mi deprimono ancora di più: si intervistano un paio di spaurite colleghe, si mostrano immagini lesive della dignità professionale, con i “soliti” infermieri vestiti in modo improprio in corsia (monili, trucco pesante, neanche l’ombra di un guanto…), che ciabattano e rilasciano dichiarazioni improvvisate.

Cancellati con un colpo di spugna, almeno nell’immediato, tanti professionisti che lavorano come si deve e fanno si turni strani ma non per loro volontà!

Chi ha sbagliato? Dove sono mancati i controlli? Da parte dell’amministrazione dell’Ospedale? I colleghi che non si sono accorti di nulla?  Le notizie si rincorrono e si contraddicono, ognuna tesa a scagionare una parte, intanto Sonia, che invisibile era, invisibile rimane: il mostro ha preso il sopravvento.


 

 
 

Leggo alcuni giorni dopo che “era già guardata a vista da un mese” e che “è stata messa in ferie dal 9 novembre per allontanarla”. Bene. Peccato che il tutto era cominciato due mesi prima e che l’ultima morte, quella per cui è stata esposta denuncia è della notte dell’8 novembre.

Sonia è malata. Non è “stata malata”. E’ malata. Gravemente certo. La malattia mentale non rispetta le categorie professionali, può colpire chiunque. A costo di essere accusato di cattiveria, credo che questo dovesse essere trasmesso al pubblico: una persona malata ha provocato delle morti. Tragico certo, come lo è sempre un omicidio ma così come è stata passata l’informazione, i cittadini sono in diritto di sentirsi in balia di chi una mattina, svegliatosi di cattivo umore o frustrato dalla propria condizione, possa decidere di ammazzare, impunemente tra l’altro, a meno di un’autoaccusa.

 

 
 

Attenzione però perché il parere è mutevole: alcuni mesi fa, l’amministrazione dell’Ospedale dove lavoro, mi ha affiancato una collega ex tossicodipendente, in condizioni fisiche visibilmente precarie, sieropositiva. Alla mia opposizione sono stato tacciato di “razzismo” ed apostrofato con molti altri epiteti, ed i colleghi hanno sottolineato che potenzialmente lei lavorava quanto e magari meglio di altri…

Nel tumulto degli eventi e nel piacere di leggere storie di sangue ci si è scordati di fare una colonnina che ricordasse chi sono gli infermieri. E nemmeno è stato ufficialmente chiesto dai vertici della professione.

Se qualcuno potrà o vorrà smentirmi, controbattere o discuterne ne sarò lieto.

 

 
 

Flavio Ruggieri. 

 
     

dicembre 2004

   
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