Come se
   
 

L'immaginario
 

 di Marilucia De Martino

 
 

Pioveva, era particolarmente buio freddo quel dì di Gennaio, quando, avvolta in una coperta,  rannicchiata nella  poltrona, con la mente vagavo tra i miei pensieri.
Fu li che l’incontrai.
Era pieno di tenerezza. Il sorriso rassicurante impresso sul suo volto mi attraeva, quello sguardo aveva per me un fascino particolare al quale non riuscivo a sottrarmi.
Senza fiato alcuno ci intendevamo, perdendoci in lunghi discorsi spezzati da lievi e tenere carezze al viso.
Era calorosa la sua presenza, pronta a svanire al minimo rumore, come lo squillare del telefono o il suonare di un clacson nella via.
A volte, quando tornava, c’era con lui un bimbo che amava nascondersi tra le mie braccia e giocare con i miei lunghi capelli fino ad addormentarsi abbracciato a me.
Al termine di ogni nostro incontro tra le mani  mi ritrovavo il pezzo di un puzzle in velluto rosso.
Il tempo trascorreva lieto in loro compagnia  a tal punto che non è mai stato necessario per me conoscere la loro identità, come se già fosse conosciuta.
Ora ho completato il puzzle: raffigura me stessa nella poltrona, racchiusa in una gabbia  senza porte d’accesso, con delle radici che escono fuori dalla stanza e dalla casa prima di affondare nel terreno. So che non verranno più da me, ma ho la certezza che non mi dimenticheranno mai.

 

 
febbraio 05

 

   

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