|

|
Nella cornice di una
piazzetta alla periferia milanese sembra ristagnare la vita di un
gruppo di ragazzi, di zarri... Non fanno nulla? Certo a
volte si fanno e molte altre si lasciano fare... da chi
li inganna, da chi li ingolosisce di bisogni superflui, da chi li
sfrutta, da chi cerca di coinvolgerli nelle stizze della propria
intolleranza... E in questo scenario l'amicizia dei
due protagonisti principali è occasione per mostrare destini diversi
tra loro e da quella che sembra essere l'unica possibilità di scelta:
diventare delinquenti o conformisti... |
|
Dopo la fase
iniziale di questo progetto - quella del cortometraggio documentario,
nel quale i registi Paolo Vari e Antonio Bocola mettevano a confronto
gruppi di giovani con differenti visioni del mondo, incontrati nelle
periferie milanesi -
Fame chimica è diventato un film di
fiction nel quale pure sono conservate tutte le suggestioni che
riverberano da quella realtà. |
|
|
|
|
La piazza dove avete
girato il film è una piazza di Quarto Oggiaro, emblematicamente senza
nome: luogo d'invisibilità sociale, fino a quando qualche episodio
drammatico di cronaca non la porta alla ribalta. Proprio come nella
storia che raccontate. Scenario dei conflitti generati dallo stato
critico nel quale le periferie sono abbandonate nelle nostre città:
guerre tra poveri sui quali ricade l'assenza di politiche sane rivolte
ai giovani e all'emarginazione... |
|
Quella piazza è
un luogo simbolico che porta i segni di ciò che era stata la vita di
periferia e nella città in generale vent'anni fa. Nella realtà è
davvero come si vede nel film. Piena di quelle targhe, abbandonate e
sbiadite, dei gruppi e delle associazioni che c'erano e portavano
l'istanza dei bisogni diversi che cercavano di risolversi. E lo
facevano trasferendo il loro agire proprio in piazza, direttamente
incontrandosi con le persone. Adesso invece non si vive più in quella
dimensione. Lì ormai la gente sente la realtà della propria zona solo
dalla televisione. Scende in piazza solo per fare le ronde, o
dimostrare intolleranza e razzismo. Sconcerta che tutti facciano
riflessioni su quello che li circonda solo a partire da quello che gli
dice la televisione, senza ragionare e capire le sfaccettature della
realtà viva. La piazza è intensamente metaforica rispetto al film e
rispetto alla realtà tutta. Per quanto riguarda la questione del
potere: ha tutto da guadagnare rispetto a questa guerra tra poveri...
e l'atteggiamento è di pensare solo a portare acqua al proprio mulino
elettorale: il che coincide con l'aver capito il vantaggio di
mantenere le cose così come stanno. |
|
|
|
|
E quella piazza è la cornice fisica ed esistenziale
dei protagonisti e degli altri invisibili che la popolano: gli zarri
-loro amici da sempre, i nuovi immigrati- loro concorrenti nello
spaccio, gli abitanti del quartiere e la loro esacerbata
intolleranza... Voi avete in qualche modo trovato tutto questo lì in
carne ed ossa, per davvero: e vi avete fatto rivivere una parte di
voi, della vostra adolescenza... quanto c'è di voi davvero nel film?
|
 |
Nel cortometraggio avevamo preso spunto dalla
piazza per raccontare le periferie. La curiosità era vedere come i
ventenni di oggi vivessero le stesse cose che noi vivevamo vent'anni
fa. Evidentemente loro sono molto diversi da noi: noi avevamo la
politica... a loro oggi mancano stimoli. Anche se, rispetto a tanti
luoghi comuni, le cose sono diverse: sono molto meno cerebrolesi e
disperati di come sembrano e vengono spesso raccontati. Il corto
vedeva a confronto tre gruppi di giovani: uno di militanti dei centri
sociali, un altro di zarri e un terzo di spacciatori. I più
vitali erano proprio gli zarri. Abbiamo subito una vera e
propria fascinazione di fronte a questi ragazzi. Ci aveva colpito la
loro capacità di stare insieme. Erano dei gruppi di amici molto belli.
Fa incazzare che non abbiamo però la capacità di una svolta
costruttiva. Non sanno riflettere su se stessi: quindi, dopo i vent'anni,
vanno o verso la rovina o verso il conformismo. Però sono dotati di
una grande carica di ribellione. Certo sono profondamente
contraddittori: in un momento li ami e poi un momento dopo li senti
parlare con la fidanzata e li prenderesti a randellate. |
|
Sono sensibili e pieni di buoni istinti, ma ad esempio sono appunto
inconsciamente e profondamente maschilisti...
Contraddittorietà che poi è quella stessa di Manuel nel film.
Difficile entrare in relazione con questi ragazzi. Non ci pensano
nemmeno ad affrontare discorsi astratti: ma sono comunque radicali
nelle cose che vivono sulla loro pelle. Fa ridere l'idea di "parlare"
con loro di sostanze. La società che vorrebbe educarli gli è
talmente distante che non potrebbe mai arrivare a loro...
costruttivamente.
Di noi ci sono cose che sono universali, questioni di amicizia di
crescita, di scelta. Ci sono, si, delle proiezioni biografiche, ma poi
i personaggi vanno per i fatti loro e non sai mai quanto ti
appartengano... prendi storie di altri.
Ma c'è comunque anche molto di noi. Detto questo noi non siamo più
sulle panchine però...
|
|
|
|
|
Da queste premesse però, e soprattutto dalle figure
dei protagonisti, avete voluto far uscire la possibilità di reazioni
differenti e dunque differenti destini...
|
|
L'abbiamo fatto rappresentando ognuna delle due
possibilità che emergono da quella frase detta un giorno da uno dei
ragazzi e dalla quale siamo partiti: "Noi ormai abbiamo vent'anni le
nostre cazzate le abbiamo fatte... adesso tocca agli altri". Una frase
condivisa da molti di loro, che è diventata il punto di partenza per
raccontare gli ultimi bagliori di quella condizione che li aveva
distinti e che ora invece sta diventando l'entrare proprio nei ranghi
dei genitori che avevano sempre odiato. E' un processo di
autoconvinzione di dovere per forza normalizzarsi... percezione del
dover diventare "adulti"... Invece i due protagonisti rappresentano
qualcosa di diverso rispetto a quell'apparentemente ineluttabile
destino di diventare o delinquenti o conformisti. Manuel lo incarna
cercando di godersi la vita, ma non diventando come i veri
delinquenti... pur essendo cosciente che non può andare avanti a lungo
così... e allo stesso tempo conservando il desiderio di non
interrompere questo filo. Claudio, in maniera più sofferta, matura un
modo più profondo di agognare un futuro diverso. Schiacciato dalle
gabbie che gli hanno costruito intorno, solo alla fine del film
capisce che nulla è deciso e tutto è ancora da scrivere. Due aspetti
possibili dell'idea di crescere che nella realtà sembrano a volte
costretti alla deriva nella banalità e nell'assoluta prevedibilità. |
|
|
|
|
La "fame chimica" non è certamente solo quella che,
in gergo, consegue all'aver fumato, la rappresenta da una parte
il vuoto come bisogno indotto dal sistema, voglia insaziabile di
consumare che si autoalimenta e svuota sempre di più: creando,
dall'altra, il nulla di prospettive nel quale sono gettati in
particolare i giovani in questo nostro mondo ingordo... E anche il
vuoto lasciato da una politica che ha perso vigore: come le vetrine
deserte dei partiti e delle associazioni in quella piazza
testimoniano, e come la figura debole e sbiadita del padre di Claudio
incarna... |
|
Fame Chimica va si, ben al di là del
significato originale della voglia di cibo post-fumata. Fame
compulsiva: è anche una fame di cose buone, che facciano bene, a volte
di cose sane, a volte di bisogni indotti... a volte è fame di
pastiglie, altre volte di gioia, di godimento... è la stessa ragione
per cui i ragazzini vanno a passare il tempo nei grandi magazzini, è
la merce che diventa un modo per ritrovare un'immagine di sé. Comprano
le scarpe nuove perché è l'unico modo di raggiungere un'identità...
così come chi si cala compulsivamente le pastiglie da un lato
manifesta l'incapacità di essere autentico, ma allo stesso tempo il
desiderio di vivere di entrare in contatto con gli altri... è una
carenza e al tempo stesso un istinto di esuberanza e vitalità. In
fondo è l'espressione di un impulso vitale positivissimo, che può
ribaltarsi in negatività solo per la mancanza di mezzi adatti a
realizzarlo... Per esempio, appunto, a causa del vuoto lasciato da un
modo di fare politica che non riesce più ad incidere sulla realtà e a
coinvolgere quelli che dovrebbero essere i suoi destinatari...
|
|
|
|
|
Eppure -al di là delle due uniche vie apparenti e
delle alternative incarnate dai due protagonisti- la dimensione
dell'impegno, che esiste per esempio nelle realtà dei centri sociali,
nell'affrontare tutti i problemi che nel film emergono- dal rapporto
tra diverse marginalità, alla precarietà lavorativa ed esistenziale,
alla relazione con l'intolleranza e indifferenza della società e
all'uso e consumo delle sostanze- rimane sullo sfondo, come una
possibilità alla quale Claudio si avvicina ma non raggiunge... E
proprio quest'assenza ha il valore della proposta più forte, della via
che vi appartiene...
|
|
Chiaro che a noi è quella che ci appartiene di più.
Anche se Claudio vi si avvicina in maniera più istintiva e meno
meditata di quanto abbiamo fatto noi, non ha consapevolezza, è una
cosa più della pelle che della testa... La presenza dei centri
sociali, anche se è solo accennata, la volevamo mettere... anche se in
quelle periferie proprio non esistono. L'abbiamo messa anche se non
c'è perché ci sembrava importante evocare che esisteva un terzo
possibile modo di rapportarsi alla realtà: diverso sia da quello
passivo che da quello deviante... qualcosa almeno di simile a quello
portato avanti appunto dai centri sociali... è stata quasi una specie
di invito, di proposta che volevamo fare a questi giovani, offrire
loro un'occasione di confronto... |
|
|
|
|
C'è un contrasto fortissimo ed emblematico tra quel
non fare nulla che la piazza rappresenta, e la determinazione,
e l'illusione a volte, di poter fare mille cose che anima i
militanti dei centri sociali...
|
|
E' vero. Però bisogna capire cosa vuol dire a volte
quel non fare nulla... Loro a volte non fanno nulla davvero, ma
molte altre fanno tantissimo... c'è un modo troppo viziato,
prevenuto e intellettuale di credere che il fare sia solo
occuparsi degli altri... ho sempre diffidato di quel considerare
politica solo il fare "per gli altri", quel modo un po'
missionario -con tutto il rispetto...- bisogna anche sapere fare
qualcosa per sé stessi... magari loro lo fanno con poco raziocinio, ma
hanno un'esuberanza che li induce ad agire qui ed ora... con poca
lungimiranza, appunto, senza riuscire a vedersi come soggetti sociali,
non facendo il passo di collegare sé alla società. Dunque magari in
modo anche egoistico: però, di fatto, agiscono nella contingenza, e
agiscono per davvero... |
|
|
|
|
E però, se quella cancellata, costruita dall'ottusa
intolleranza per "risolvere i problemi" -ahimè ne sappiamo qualcosa
davvero a Milano di "soluzioni" del genere- chiude fuori gli
emarginati (tra i quali senza nemmeno accorgersene ci sono pure gli
intolleranti abitanti del quartiere) si rischia anche di chiudersi
dentro, di relegarsi nei centri... ancorché sociali.
Che, proprio in quanto centri chiudono a loro volta fuori altri
e creano nuove periferie... Il che poi è proprio ciò che
desidera chi vuole amministrare a suo modo l'ordine e la giustizia:
nel film gli sbirri intimano ai ragazzi del centro sociale di "fare
pure festa e divertirsi ma di non farsi vedere più in giro nel
quartiere"...
|
|
La nostra area politica è stata obbligata, a metà
degli anni ottanta, ad adottare una logica resistenziale. Oggi
dovremmo invece sforzarci di abbandonare quella logica di resistenza
per aprirci e confrontarci di più con il resto del mondo... è meglio
sporcarsi un po' le mani ma aprirsi di più al mondo reale, totale. Ci
sembra che ci sia più disponibilità negli ultimi anni: il movimento
attuale ha fatto grandi passi di apertura. Continuiamo così perché è
indispensabile, se no, appunto, assecondiamo il potere... |
|
|
|
|
Anche a proposito di ciò, che relazione avete
riscontrato -confrontandovi durante la costruzione del film- tra il
vostro modo trascorso di essere stati militanti e di avere delle mete,
dei sogni, e quello dei più giovani che frequentano adesso i centri
sociali?
|
|
Non abbiamo di fatto avuto particolari rapporti con
i più giovani... anche l'irruzione del Bulk nel film è stato
praticamente casuale... Ma, appunto, in generale apprezziamo
l'esistenza di alcune situazioni che stanno cambiando e si stanno
effettivamente aprendo in modo più proficuo all'esterno e stanno
sperimentando un modo nuovo di fare politica, più coerente e più in
sintonia con l'attualità e dunque più accettabile anche da chi,
magari, non ha una formazione già troppo sclerotizzata ed è invece
concentrato sulla realtà di problemi che lo coinvolgono in prima
persona... |
|
|
|
|
In certi momenti il film è intensamente surreale:
come quando Claudio e Maya entrano nella piscina... è assurdo che sia
lì aperta e a loro disposizione: e del resto loro stessi dicono di
sentirsi come in un altro mondo. E anche in un altro momento del film
il pensiero di Claudio va a quella relazione d'amore come a qualcosa
che è fuori: una sospensione dalla realtà... dall'assenza apparente di
vie di fuga della sua realtà. Avete voluto dare questa valenza di
possibile motore di trasformazione, di reinvenzione, proprio alla
dimensione dell'amore? Potrebbe sembrare un abbassamento della
tensione utopica, che vede nell'agire politico puro -capace
addirittura di sacrificare la vita- la massima meta a cui tendere... E
invece, come la stessa amicizia che raccontate, alla fin fine queste
umane semplicità sembrano le lenti indispensabili per tradurre anche
il massimo impegno..
|
|
Lei ha questa funzione di apertura, al di là del
viaggio a Londra... è una delle scintille che fanno cambiare Claudio,
evoca un altrove e stimola a pensare che sia possibile raggiungerlo.
"Vuoi venire anche tu?", gli chiede. E alla sua risposta: "Non è
facile adesso per me..." lo costringe a capitolare: "E allora quando
sarà così facile?". Non è una presa di coscienza astratta: sono eventi
concreti della vita, della sua emozione, che riescono a smuoverlo.
Così come vale di più il motore del cambiamento che nasce
dall'inconsapevolezza, e dal vivere sulla propria pelle il qui ed ora
del desiderio di trasformarsi. Non bisogna costruire un potere altro,
ma combattere in assoluto qualunque potere. Credo nel concetto e nella
potenza della ribellione piuttosto che nel progetto rivoluzionario
intellettuale borghese... |

|
|
|
|
|
Anche il tema delle sostanze è affrontato, senza
espliciti manicheismi, ma con una chiara impronta la cui cifra è la
medesima sostenuta in generale dai centri sociali...
|
|
Il film non è moralista, né in un senso né
nell'altro. Fotografa l'esistenza: le sostanze esistono e vengono
usate in quel modo dai giovani. Poi io posso dire che la logica della
riduzione del danno è l'unica che abbia senso e che la politica fatta
oggi sulle sostanze è assolutamente funzionale al potere perché tutti
continuino a usare le sostanze in maniera demenziale: ovvero non le
"usino" ma ne "vengano usati"... |
|
|
|
 |
Anche legata a questo tema, l'ambiguità di Manuel
-che "non sta dalla parte di nessuno"- mi sembra riuscitissima e
carica di rimandi. La sua ingenuità -dopo che ha spacciato una mattina
intera, come sempre- gli mette in bocca senza soluzione di continuità
battute come: "ma fa le penne con il bambino dietro! Ha
quattro anni... e se le cadono?!?". Così pure il suo aver scelto la
"strada sbagliata" con un lavoro disonesto, gli permette comunque il
qualche modo di rappresentare uno spiraglio paradossale di positiva
ribellione al piegarsi sotto la violenza del mondo del lavoro
flessibilizzato...
|
|
Giustissimo! Manuel è quella persona piena di
contraddizioni che istintivamente ha valori e comportamenti, che lo
conducono a rifiutare la schiavitù del lavoro, ad avere un profondo
senso dell'amicizia. Ha sviluppato un'etica da dentro di sé in maniera
non meditata, contraddittoria, che a volte è rovinata: dal maschilismo
per esempio... Ha quel buon senso che porta a fare le scelte giuste
anche senza capire... |
|
|
|
|
Personalmente una delle scene che mi ha dato più
soddisfazione è stata quella in cui Claudio ha il coraggio di chiudere
nel magazzino i suoi "padroni"... anche l'accenno all'incidente sul
lavoro e a tutte le altre angherie che devono sopportare i precari del
supermercato sono così intensi che farebbero pensare a preapparizioni
di un seguito: avete intenzione di fare un altro film dedicato proprio
a questo tema?
|
|
La questione del lavoro è stata molto presente nel
nostro lavoro passato: abbiamo già fatto altri documentari... è uno
dei problemi del presente più pregnanti e centrali nel dibattito
attuale. Buona parte della possibilità di avere una società più sana e
gente meno alienata si gioca proprio su questo. Nel dibattito politico
una delle colpe della sinistra è non aver posto un freno alla deriva
ultraliberista... |
|
|
|
|
Sullo sfondo c'è anche il movimento per la pace
nascosto nelle immagini delle bandiere ai balconi, che scorrono
silenziose al fianco del viaggio in scooter dei due amici di nuovo
uniti nonostante tutto... Un altro accenno sfumato che ha tutta l'aria
di essere qualcosa che vi appartiene in profondità...
|
|
In realtà c'erano e basta... Ovviamente si
intonavano alla nostra visione del mondo e sensibilità, ma non è stato
ricercato. Noi volevamo solo riprendere le case popolari. Il fatto che
poi ci fossero le bandiere arcobaleno ci ha fatto ovviamente molto
piacere... |
|
|
|
|
Però è proprio uno dei simboli di unità tra
differenze di quel movimento che, tu stesso dicevi, adesso rappresenta
la svolta più proficua, l'apertura... è forse una specie di inconscia
conferma?
|
|
Forse si, perché, come sempre, non sappiamo tutto
quello che volevamo dire con il film che abbiamo fatto, certe cose
accadono da sole... le si scoprono dopo... |
|
|
|
|
Che fine hanno fatto gli altri zarri che
avete trovato e coinvolto? Loro fanno andare avanti il vostro film, ma
per loro è la vita vera!
|
|
L'incontro con loro è stato bello! Nel momento in
cui ci hanno visti come alternativa al mondo adulto unico loro termine
di paragone, ci hanno accettati e siamo riusciti a comunicare, a
discutere e a confrontarci, e hanno capito che anche chi si fa le
canne può fare qualcosa di interessante... già questo può servirgli a
cambiare, più che vendergli dei sogni che poi non possono
realizzare... Li abbiamo comunque coinvolti in un'esperienza nuova e
stimolante...
Adesso però era importante anche non illuderli: gli abbiamo dovuto
dire chiaramente che il film era una cosa che sarebbe terminata lì. Se
vogliono fare gli attori davvero devono sbattersi. Per quanto possiamo
li aiuteremo, e già li abbiamo proposti per altri casting. Ma li
abbiamo preparati: lo sanno che non è affatto cosa facile... |

|
|
|
|
|
Cosa pensate, se fare il film ve ne ha data
un'ulteriore occasione, dei diversi centri sociali milanesi... del
paradosso di trovarsi in conflitto in nome di identitarismi e
arroccamenti a volte effettivamente ottusi...
|
|
Certo è che la realtà milanese è piuttosto
eccezionalmente sfortunata e schizofrenica... In altre città non è
così. E certamente questo è il modo peggiore di agire: arroccandosi
anziché, appunto, aprirsi... |
|
|
|
|
Mi ha lasciata invece con un interrogativo la
presenza di un'unica -seppure potente e davvero bella- figura
femminile... a parte quelle che invece sono espressamente negative...
|
|
Da una parte c'è da dire che nel montaggio si è
perso moltissimo... c'erano altre scene che riguardavano Maya, per
descrivere più profondamente il tipo di donna che lei doveva
incarnare. C'era anche uno sguardo approfondito sul rapporto con sua
madre e sulla sua stessa figura. Poi abbiamo tagliato tutto... Ma
anche perché è appunto il maschilismo che domina questi gruppi di
giovani nelle periferie... Le donne vivono di riflesso dei loro
fidanzati. Devono solo "stare" con loro, e non possono essere
protagoniste di nulla: se i ragazzi si fanno loro devono
accettarlo, se le tradiscono pure... se invece sono loro a tradirli
vengono trattate come prostitute... è la solita vecchia storia del
sopruso che attraversa grandi frange dell'ambiente giovanile e non
solo, e non solo quello delle periferie... Ma quello è davvero, in
particolare, un ambiente molto maschilista. Volevamo descrivere figure
molto passive: la madre di Maya emergeva del tutto passiva nei
confronti del padre. Maya invece era forte, e aveva ancora più bisogno
di andarsene di Claudio e Manuel, e soprattutto aveva capito che è
possibile!
|
|
|
|
|
Appunto, lei rappresenta la possibilità -che poi si
deve però incanalare in qualcosa che non sia solo una fuga- di
andare "via": di non vedersi come destinati per forza a quella
cornice. Ma non tutti possono - sanno - farlo veramente...
|
|
Fuga non era un andare via realmente... anche lei
forse poi resta lì. L'idea era indicare che è possibile decidere
della propria vita... avere alternative. Al contrario di Claudio la
consapevolezza e la forza d'inventarsi qualcosa d'altro: fosse Londra
o il centro sociale... l'importante era che ci fosse qualche cosa di
realmente alternativo... Anche Claudio lo intravede e assaggia... e
alla fine riuscirà a fare questo passo... e infatti si autorinnegherà
rispetto alla risposta data in un primo momento a Maya quando lei lo
invitava a partire: "Perché non vieni anche tu?" gli aveva detto, e
lui aveva risposto "Io non posso! Per te è facile...". Maya ha capito
che è soltanto questione di determinarsi a prendere in mano il proprio
destino... |
|
|
|
|
Al di là del fatto che il film sta andando molto
bene, com'è andata la fase di verifica durante le interviste e gli
incontri col pubblico?
|
|
Sono contento, per esempio, delle domande che tu mi
hai fatto...Ed è bello
accorgersi che le cose che si volevano comunicare arrivano da qualche
parte, vengono raccolte... E poi, come dicevamo prima, non si finisce
mai di scoprirci attraverso gli altri che interpretando la nostra
opera la completano e ci arricchiscono. Ma è stato emozionante anche
quando ci siamo trovati di fronte a persone che hanno sollevato
quesiti o che magari "non hanno capito", ma proprio per questo ci
hanno obbligati a rimetterci in gioco e ad aprire nuove frontiere di
confronto che non avevamo previsto.... |
|
|
Fame chimica
regia: Antonio Bocola, Paolo Vari
cast: Marco Foschi, Matteo Gianoli, Valeria Solarino, Teco
Celio, Mauro Serio
|
|
|
giugno 2004 |
...tracce... |
 |