| Come se | ||||||||
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Coscienza di classe |
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di Sara Sardiello |
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Ottobre, una mattina
presto. Addosso ancora l’incerto torpore che resta quando il sonno è
interrotto, controvoglia, da una sveglia impietosa che costringe ad alzarsi,
vestirsi, uscire per andare a guadagnarsi il pane. |
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E se pure non si fosse
aspettato niente in particolare, ma si fosse lasciata la vita scorrere
secondo il corso naturale segnato dal proprio carattere, un resoconto si
impone. Certe volte, una specie di resa dei conti. |
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Ottobre. Un tempo, tanti
anni fa, in ottobre iniziava la scuola elementare. Vaghi ricordi di strade
colme di foglie secche (qui intorno una volta era tutta campagna),
camminando in mezzo ai mucchi per sentirle crocchiare. Una cartella da
portare a mano, con dentro due libri soltanto. Il sussidiario. I quaderni.
La penna e il calamaio. Il grembiule nero con il colletto bianco, pulito e
ben stirato. I ricordi della vacanza al mare, e di tutto il resto
dell'’estate passata a giocare con la banda dei bambini del quartiere. |
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In classe era una cosa seria, silenzio disciplina e
obbedienza. Cantare l’inno nazionale tutte le mattine. |
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Con il cuore soffocato
dallo stupore e dalla disillusione, andava al lavoro. Nella borsetta la
lettera della messa in mobilità. In ditta avrebbe trovato i compagni e le
compagne, anzi i colleghi e le colleghe, gli sguardi bassi che è meglio, e
ognuno a pensare a sé, e meno male che è toccato a un altro. |
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coscienza di classe? |
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| Novembre 2004 | ||||||||