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Come se |
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EPILOGO Quando trovarono il
ragazzo, il corpo era riverso a terra, gli occhi azzurri spalancati e
increduli, il volto esangue, la bocca appena aperta. PROLOGO Rosso sentì chiamare il suo nome ed ebbe un attimo di
sbandamento. Rossello Gian Maria Dominici - il giudice ripeté il nome per esteso – vuole alzarsi? |
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Si alzò con la fatica
di chi è costretto a farlo avendo sulle spalle un peso enorme. Si alzò dunque ma
dovette afferrarsi alle sbarre per non cadere, tanto si sentiva debole. |
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Sentiva il Signor
Giudice (era il Giudice?) parlargli ma non ne distingueva le parole, Come si racconta una vita? Le parole uscirono
d'un soffio: Lui doveva morire –
disse – altrimenti ci avrebbe uccisi. Poteva spiegare, cercò di mettere in ordine le parole: |
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Poteva spiegare, cercò di mettere in
ordine le parole.
Le parole fluivano al ritmo dei ricordi,
capiva che non avevano gran significato ma come dire altrimenti?
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INTERIM Quando quel ragazzo era entrato nella sua vita, Rosso ne era stato contento. Una volta parlavano di piaceri della vita e lui gli aveva detto con sicurezza “anche a te piace leccarti il sangue dalle labbra, quando ne è stato versato, quando ne hai bevuto, quando era ineluttabile che così fosse”. Ne era stato colpito. Era vero. Amava Momy, almeno credeva. Quando facevano l’amore lui sentiva di volare negli spazi siderali della vita stessa, dentro le cellule e dentro il mondo. Lei lo aspettava. Una volta soltanto l’aveva morsa, sul collo, era uscito il sangue e gli aveva sporcato le labbra e la faccia, lei aveva sentito male, aveva urlato e poi lo aveva schiaffeggiato. Aveva chiesto scusa mille volte per quella crudeltà. Quando gli tornava in mente, almeno una volta al giorno, sentiva un fremito che, non poteva fare a meno di pensare, fosse il pianto sommesso del suo desiderio incatenato. Il ragazzo lo accompagnò da una donna che si poteva mordere e poi succhiare il sangue senza chiedere scusa. Era giovane, il seno piccolo e gli occhi febbrili, la pelle liscia e le gambe magre. Non chiese mai quanti anni avesse. Tornò più e più volte. Morse e quasi dilaniò il corpo. Quando tornava vedeva le ferite e le piccole cicatrici. Il ragazzo lo accompagnava sempre. Lo passava a prendere e lo riportava a casa quindi se ne andava. A volte si era trattenuto alcuni minuti ma a Momy non piaceva, così smise di entrare in casa e prese a lasciarlo al portone. |
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Lui cominciò a venire a casa anche quando non avrei voluto – Signor Giudice – ed in un modo o nell’altro mi costringeva ad andare dalla donna. Sempre, sempre, sempre… Abbassò gli occhi e sentì una lacrima quasi fredda rotolare sulla guancia e schiantarsi al suolo con un rumore metallico.
Il ragazzo mi somigliava, ricordo gli
occhi pieni di paura quando ho puntato la pistola alla testa. Sono innocente – Signor Giudice – ed ora sono libero. |
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Il poliziotto più giovane chiamò la
Centrale “…si un’ambulanza ma è morto da almeno due ore…ferita da arma da
fuoco alla testa…si, trovata l’arma…abbiamo abbattuto la porta…, la vicina
ha sentito lo sparo ed ha chiamato noi e la moglie, che sta arrivando.
Generalità: Rossello Gian Maria Dominici, 32 anni. |
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| settembre 2004 |