Come se    
 

Capodanno
 

 
                                                                 di    P.  
 


 

 
 

Io e Michela siamo andate alla festa di Gigi.
Fino all'ultimo siamo state indecise perchè pensavamo che quelli di quarta A ci avrebbero invitato alla festa a casa del Principe ma dal 24 non si è visto ne sentito più nessuno. Il 30 ho ricevuto un sms da Gigi e gli ho scritto ok senza nemmeno sentire Michela, tanto l'alternativa sarebbe stata stare a casa sua come l'anno scorso e piuttosto sarei andata in piazza da sola.
Ho provato tre vestiti, con mia madre dietro che diceva "moolto fine questo" e mi toccava toglierlo. Ho scelto dei calzoni neri, il bottone era un po' tirato e allora ho dovuto mettere sopra una camicia un po' lunga, viscida e trasparente. Avevo pensato di mettere un reggiseno imbottito o di imbottirlo ma tra la mamma che non taceva un attimo e io che temevo che poi si vedesse ho rinunciato.
Pensavo che anche se non era la festa del Principe si poteva divertirsi lo stesso. Gigi aveva casa vuota e sarebbero venuti suoi amici che non conoscevo, alcuni magari fumavano ed erano quello che mia madre chiama "cattive compagnie" e da cui mi dice di non prendere niente. Poi quest'anno c'era la faccenda del maremoto e mi ha fatto una testa così, sui morti sui bambini che soffrivano, sui dispersi, sul mondo che sta andando in rovina. Cazzo cinque giorni a dire che non c'era niente da festeggiare!
Su questo ero d'accordo però abbiamo aspettato tanto di poter andare alla festa dell'ultimo da sole.

 
 

 


 
 
 
 
   
 

Mio padre ci ha accompagnate da Gigi alle undici. Sulla porta c'era un foglio con scritto "boom chiloom" e l'"ohm" disegnato al contrario: mio padre è stato lì un'ora a cercare di capire poi una menata che non finiva più sul fare non fare alla fine è andato.
Mi sentivo agitata ed ho acceso una siga. La festa era in cantina, quando siamo entrate era buio e c'era la musica al palo, c'era già una nuvola di fumo.
Non sapevo che fare. Dopo cinque minuti Michela era con Massimo e si parlavano vicini e lei mi guardava e rideva. Ero nervosa, quasi arrabbiata, non sapevo nemmeno perchè. Tutti sembravano dentro la festa. Ho pensato di bere un po'.

Il cugino di Gigi, mentre prendevo la terza coca e rum mi ha abbracciato di spalle e mi baciava sul collo. Sentivo Michela ridere o forse no, sentivo un odore come di Denim... L'ho baciato. Le labbra erano secche e avevo paura che la saliva colasse, non che avessi baciato tanto fino ad oggi. Lui mi ha infilato la mano sotto la camicia e io avevo paura che sentisse che ero sudata e anche che sentisse la pancia sporgere dai calzoni stretti e che il mio seno sarebbe sparito nella sua mano.
Ero triste. Non sentivo nulla. Mi ha avvicinato alle labbra la sua sigaretta. Avevo capito subito dall'odore che era una canna. Ho tirato forte.
 

 
 

Niente. Nessuna felicità.
Lui continuava a toccarmi. Per quel che mi importava.
Ho sentito il conto alla rovescia, i tappi saltare, il vino bagnarmi, lui abbracciarmi e sbavarmi. Per quel che mi importava.
 

 

 

Non so a che ora siamo uscite, mi trascinavo.
Ero triste ed ubriaca o forse ubriaca e triste. Il maremoto, i bambini, i dispersi, i miei sedici anni e nemmeno un'isola da sognare.

 

 

 

gennaio 2005

 
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