| Come se |
|
|
| |
|
|
| |
|
Un attimo dopo
Sara Sardiello
|
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
Aveva da poco undici anni.
Sfogliava distrattamente una rivista quando vide alcune foto del paesaggio
orientale. Rimase incantata: osservava i particolari, proprio uguali a
quelli descritti da Salgari nei suoi libri che aveva letto non tanto prima,
scorreva con gli occhi il limite della fotografia immaginando il paesaggio
restante, quello non fotografato. Desiderò violentemente di essere lì.
Dalla cucina la voce di sua madre: “hai finito i compiti? Se non finisci non
ti faccio accendere la televisione!”. E chi se ne fregava di quel mondo in
scatola in bianco e nero!
Comunque, chiuse il giornale e aprì il quaderno.
Un attimo dopo erano
trascorsi tre anni. Erano gli anni ’70. Ascoltava distrattamente il
telegiornale all’ora di pranzo, da poco tornata da scuola. Noia. |
|
| |
La minestra non le piaceva, sentiva una vaga simpatia per i dimostranti che
sfilavano nel piccolo schermo. Forse la sentiva anche per chi aveva sparato,
non aveva capito a chi. Forse la sentiva di più dopo ogni cucchiaiata.
Poi un servizio sull’Oriente. Rapita, smise di mangiare. “Se non lo vuoi,
lascialo. Ma non mangi niente altro! E lava i piatti!”, dall’altra stanza
sua madre, che sapeva tutto anche senza essere lì.
Svogliatamente, spense la TV e si alzò. Non ci pensò più.
|
 |
|
|
|
Un attimo dopo era alla
scuola superiore: si trovò a studiare quel continente lontano in geografia,
usi e costumi, materie prime, produzione industriale…
Fece una ricerca, si documentò sulle popolazioni indigene, su fatti storici
e di attualità.
All’interrogazione prese un bel voto.
Intanto gli amici più grandi, sospinti da un anelito di libertà, andavano a
cercare in quelle terre una vita semplice, in accordo con i ritmi della
natura, che lì pareva accogliente e benefica ed al loro ritorno raccontavano
al bar di futuro possibile, di altre vite. Osservava i loro capelli lunghi,
i visi abbronzati, le collanine ed i sandali, le stoffe colorate, le sacche
piene di cianfrusaglie, aspirava il loro odore dolciastro di tabacco e
spezie.
Sarebbe partita appena avesse potuto, appena ci fossero stati i soldi,
appena sua madre…
|
|
| |
Un attimo dopo quei tempi
romantici erano passati ed erano gli “anni di piombo”. Molti dei suoi amici
più grandi non c’erano più, altri avevano smesso di viaggiare.
Lei continuava però a pensare al suo viaggio e lo desiderava di più man mano
che il cielo, il suo cielo, quello a quadratini che vedeva tra i palazzi
della periferia, si ingrigiva.
Interruppe il corso di Segretaria d’Azienda, tempo sprecato mentre la vita
batteva ai suoi vetri e cominciò a lavorare. In fabbrica. Solo per un
pochino, solo fino alle cinqueemmezza di ogni giorno per poter avere i
soldi. Per partire ed andare dove sognava dalle sei di ogni giorno.
Ogni volta che riusciva a racimolare abbastanza denaro, accadeva qualcosa
per cui doveva rinunciare anche solo a sognare quel mare, quel silenzio…
|
|
| |
 |
Un attimo dopo era passato
il tempo delle avventure: si innamorò e si sposò. In qualche occasione con
il marito rise dei propri sogni giovanili ed in qualche occasione credette
di non averne più. Aveva però un marito e due figli, poi la separazione e
due figli soltanto. Quando furono più grandi, studiava geografia insieme a
loro, rivide le immagini in un cd-rom. Mare, quiete, l’altro futuro
possibile.
|
|
| |
Un attimo dopo ci furono
tempo e denaro per partire. Aveva preparato febbrilmente i bagagli, i figli
già in viaggio per conto loro. Era Natale, faceva freddo ma il suo cuore, in
aeroporto, era già su quelle spiagge assolate. Mentre l’aereo volava nel
cielo buio, ripensava a quel sogno di bambina, alla sua vita, a tutto quello
che era stato, agli altri sogni persi per strada. Sentiva insieme una grande
pace ed eccitazione.
|
|
| |
Arrivata allo scalo di
Bangkok si capì che qualcosa non andava. Ci fu un’attesa lunga. Finalmente
fecero sapere che era successa una disgrazia, una catastrofe, un maremoto.
Consigliarono di restare in aeroporto e tornare indietro.
Non c’era più posto dove andare, il mare si era preso tutto. Delle isole
Andamane non si sapeva più niente. C’erano ancora?
Durante il volo di ritorno
si accorse di aver lasciato a terra il sogno. Lo trasformò in rimpianto.
Era già un attimo dopo.
|
|
| |
gennaio 2005 |
|
| |
|
|
| |
...tracce... |
|
 |
|